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Abuso di alcol e malattie al fegato: un riminese su dieci ha l'epatite

Si stima che circa il 4 per cento della popolazione italiani presenti una infezione cronica da virus epatitico e che ben un italiano su 10 abbia una alterazione persistente degli esami epatici, da cause diverse

Le epatiti sono patologie poco conosciute e spesso sottovalutate. Sono invece diffuse e subdole: possono restare silenti per molto tempo e poi manifestarsi con quadri di malattia anche molto gravi, come emerso anche nei giorni scorsi, in occasione di un'audizione in Senato sulle epatiti. Si stima che circa il 4 per cento della popolazione italiani presenti una infezione cronica da virus epatitico e che ben un italiano su 10 abbia una alterazione persistente degli esami epatici, da cause diverse.

“Questi dati portano a pensare che in provincia di Rimini, in linea con tale dato, le persone con queste problematiche siano oltre trentamila. E molti di essi, come detto, ne sono affetti senza saperlo - come spiega il dottor Giorgio Balladini, direttore dell'Unità Operativa di “Medicina Interna II” dell'Ospedale “Infermi” di Rimini -. Le epatiti, infatti, che siano dovute a virus o alcol o all'obesità, possono anche avere un andamento silente nel tempo, non dare sintomi. Il paziente può inoltre presentare esami solo modicamente alterati, di poco sopra il valore normale, per anni. Nonostante questo l’epatite, se non curata, può evolvere in una malattia di fegato più grave, la cirrosi epatica, che attraverso le sue complicanze può peggiorare la qualità e ridurre l’aspettativa di vita”.

Le principali cause di malattia grave di fegato sono l’abuso di alcol e le infezioni da virus epatitici maggiori (virus dell'epatite B - HBV, e virus dell'epatite C – HCV). Le epatiti virali B e C sono malattie trasmissibili tramite sangue e in talora tramite rapporti sessuali, la prevenzione migliore risiede dunque in stili di vita attenti e protetti. Quanto all'abuso di alcol, il rischio di sviluppare malattia è proporzionale al consumo ed è importante sottolineare che non esiste una dose “sicura” di introito alcolico.

Pur tenendo conto di predisposizioni individuali, si considerano a rischio persone che bevono più di 1-2 bicchieri di vino e 2-3 boccali di birra al giorno, considerando che in generale le donne sono più sensibili degli uomini al danno da alcol e che i superalcolici andrebbero assunti solo in rare occasioni. Da tenere presente che le “grosse bevute” occasionali espongono al rischio di epatite acuta o pancreatite acuta.

A tutt'oggi, comunque, la più frequente causa di alterazione degli esami epatici, in Italia (e ovviamente anche a Rimini) e più in generale nei paesi occidentali è quella cosiddetta “metabolica”, legata all’accumulo di grasso nel fegato, frequente ad esempio nei pazienti  sovrappeso. Questi pazienti presentano in genere altre patologie come diabete e ipertensione e hanno un aumentato rischio cardiovascolare. In Italia, si stima che circa il 45-70 per cento dei pazienti con valori non corretti degli esami epatici ricadano in questa fattispecie. Il trattamento con un corretto stile di vita, (corretta alimentazione e aumento dell’attività fisica) è la base per ridurre i rischi per il fegato e per l’apparato cardiovascolare. A questo vanno aggiunte, quando necessario, le terapie farmacologiche.

“La frequenza di queste singole patologie  è tale che esse possono anche coesistere nello stesso paziente o essere casualmente associate a forme di patologia del fegato più rare – conclude il dottor Ballardini -, anche geneticamente determinate. Per questo è importante che in presenza di una alterazione degli esami epatici che si mantiene nel tempo, se ne chiarisca la natura, identificandone le cause”.

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