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Estorsione, usura e scatole cinesi per evadere 20 milioni di euro

Operazione congiunta di Guardia di Finanza e carabinieri che hanno scardinato un'organizzazione criminale con base a Riccione

Nove misure cautelari, di cui tre in carcere, oltre al sequestro ai fini della confisca di beni per circa 9 milioni di euro il risultato dell'operazione "Never dream" portata avanti congiuntamente dalla Guardia di Finanza e dai carabinieri di Rimini e scattata all'alba di mercoledì. Un'inchiesta che ha permesso di scardinare un gruppo criminale che, da Riccione, operava in diverse parti d'Italia  con estorsioni, usura e un complesso gioco di scatole cinesi tra aziende per evadere 20milioni di euro. Secondo gli inquirenti l'indagine era partita da uno stralcio della Dda di Reggio Calabria su delle presunte infiltrazioni della mafia nel tessuto economico della Riviera attraverso una donna ma i colleghi di Bologna non avevano ravvisato tali connessioni inviando il tutto alla magistratura ordinaria del Tribunale di Rimini che nel 2018 hanno avviato l'inchiesta.

La prima indagata è così risultato essere la compagna di un calabrese, già noto alle forze dell'ordine, che si muoveva tra Riccione e Pesaro e che per gli investigatori sarebbe il dominus dell'organizzazione smascherata da Fiamme Gialle e carabinieri. In tutto sono 20 gli indagati di cui per 9 sono scattate misure cautelari personali (3 in carcere e 2 ai domiciliari); 2 misure interdittive da esercizio attività d’impresa; 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; 1 obbligo di dimora; 7 misure cautelari (sequestri preventivi funzionali alla confisca per equivalente del profitto derivante da reati tributari, di riciclaggio ed auto-riciclaggio di proventi illeciti, di usura). A vario titolo devono rispondere dei reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, di dichiarazione dei redditi fraudolenta, di omessa dichiarazione ed indebita compensazione di falsi crediti fiscali, nonché per i reati truffa, di occultamento o distruzione di documenti contabili, omesso versamento di I.V.A., riciclaggio ed auto-riciclaggio, usura, estorsione, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento, falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate. Ad alcuni indagati sono stati contestati anche i reati di falsità materiale ed ideologica e sottrazione di cose sottoposte a sequestro disposto dall'autorità amministrativa.

Per quanto riguarda i reati tributari, messi a segno grazie alla consulenza di un professionista anche lui indagato, questi hanno visto il coinvolgimento, a vario titolo, di 36 imprese dislocate su tutto il territorio nazionale e 2 imprese situate in Lituania. Di queste, 5 società avrebbero utilizzato ed emissiono fatture per operazioni inesistenti per un imponibile complessivo di circa € 20.000.000 ed un’IVA di circa € 3.400.000.

Grazie al consulente fiscale, finito ai domiciliari, era stata trovata una "falla nel sistema" che avrebbe permesso di costruire in questi anni un meccanismo finalizzato a produrre impressionanti surplus di IVA a credito, sia a mezzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, che mediante esportazioni fittizie di ingenti quantitativi di materiali verso l’estero – la Lituania, in particolare – con lo scopo di ottenere un ingente arricchimento patrimoniale personale. Successivamente, le società allo stesso “dominus” riconducibili, utilizzavano i suddetti crediti IVA (fittizi) per l’indebita compensazione delle imposte dovute, nonché per operazioni di accollo di debiti tributari, poste in essere mediante stipulazione di specifici contratti con società terze beneficiarie, per un importo accertato pari a 1.415.000 euro.

Sul territorio riminese, inoltre, il gruppo guidato dal calabrese avrebbe messo in atto anche un'estorsione ai danni di un imprenditore operante nel settore ell'abbigliamento per bambini e un'usura nei confronti di una seocnda vittima titolare di un distributore di benzina. Nel primo caso i malviventi avrebbero avanzato una serie di richieste estorsiva, in pratica il "pizzo", al negoziante costringendolo a firmare alcuni assegni in bianco che poi venivano messi all'incasso per un totale di 15mila euro. Nel secondo caso, invece, a farne le spese è stato l'imprenditore in difficoltà economiche che aveva chiesto un prestito per poi doverlo ripagare con un tasso usuraio del 75%.

Nella mattinata di mercoledì carabinieri e Fiamme Gialle hanno consegnato agli indagati l'ordinanza del gip che ha disposto 3 custodie cautelari in carcere,  2 arresti domiciliari,  2 misure interdittive,  1 obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria,  1 obbligo di dimora, nonché il sequestro preventivo – funzionale alla confisca per equivalente del profitto derivante dai reati tributari, dal riciclaggio ed auto-riciclaggio di proventi illeciti, dal reato di usura – sui beni intestati o nella disponibilità degli indagati, ovvero,  5 unità immobiliari,  1 terreno, quote sociali per circa € 46.000,  12 mezzi (autoveicoli, motoveicoli e ciclomotori), saldi attivi di  20 rapporti finanziari, fino a concorrenza dell’importo di complessivi valori per circa 9 milioni di euro.

"Un'operazione interforze - ha commentato il Procratore della Repubblica Elisabetta Meloti - che ha visto Guardia di Finanza e carabinieri lavorare insieme, ognuno con le sue specifiche competenze, per sradicare dal territorio questa organizzazione criminale che si era infiltrata nel tessuto economico della provincia di Rimini". “A nome della Città - ha dichiarato il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi - ringrazio e mi complimento con la Guardia di finanza e i Carabinieri della Provincia di Rimini, coordinati dalla Procura di Rimini, per la maxi operazione congiunta ‘Never Dream’, che dopo una serie di complesse e articolate indagini ha portato a nove misure cautelari e a sequestri per nove milioni di euro, in Emilia-Romagna, Marche, Puglia, Calabria e Lombardia. Il risultato di un lavoro su ampia scala, possibile anche grazie alla virtuosa collaborazione tra i Corpi e che ha permesso di smantellare un sodalizio criminale che voleva mettere le radici nel nostro territorio. Questa operazione è la riprova di come sia altissimo il livello di allerta sul rischio di infiltrazioni malavitose e di come lo scambio e la messa in rete delle informazioni tra forze dell’ordine e istituzioni possa essere decisivo per arginare le organizzazioni criminali che minacciano la nostra economia”.

"La giustizia, la sicurezza dei cittadini e delle imprese devono essere priorità, soprattutto in questo difficile periodo di pandemia ed emergenza - hanno dichiarato il senatore Marco Croatti e l'onorevole Giulia Sarti del Movimento 5 Stelle. - Certamente dobbiamo preoccuparci di prevenire nuovi contagi e di contenere il virus, ma dobbiamo mantenere uno sguardo vigile sul territorio per ostacolare la diffusione della criminalità organizzata che trae vantaggio dalla situazione emergenziale vigente. Dove c'è crisi e dove c'è malessere le organizzazioni criminali trovano terreno fertile per mettere radici e crescere. La notizia dell’operazione Never Dream condotta da Carabinieri e Fiamme Gialle, con 20 persone indagate e il sequestro preventivo di beni per circa 9 milioni di euro, conferma le infiltrazioni nel nostro territorio ma dimostra altresì che l’attenzione dello Stato è massima. Il messaggio che questa operazione manda è forte e perentorio: giù le mani dalla nostra terra”.

“Qualche mese fa – dichiara il Senatore Croatti - ho presentato al Ministro Lamorgese un’ interrogazione parlamentare in cui chiedevo di tenere altissimo il livello di guardia sul problema delle infiltrazioni criminali nella nostra Riviera, già duramente colpita dalle conseguenze della pandemia. Le imprese in situazione di sofferenza e fragilità economica diventano vulnerabili e finiscono nel mirino di organizzazioni criminali. Questo fenomeno va assolutamente prevenuto e combattuto, non dobbiamo permettere che la nostra riviera diventi terreno di conquista per criminali e mafiosi. La risposta del Ministero all’interrogazione è stata chiara e inequivocabile: il livello di attenzione delle Istituzioni, è stato ulteriormente rafforzato con un aumento di tutti i controlli, dei monitoraggi e con l’introduzione di nuove misure per una crescente attività di prevenzione”. “Insieme all’ex ministro Bonafede abbiamo lavorato alla riforma della Giustizia anche per fornire strumenti più efficaci agli organi istruttori – sottolinea la Sarti – proprio per combattere queste forme di infiltrazioni". "L’operazione Never Dream conferma la determinazione dello Stato nel perseguire con forza i fenomeni di infiltrazione criminali nel nostro territorio - chiosano i Parlamentari - un plauso a Procura, Carabinieri e Fiamme Gialle che hanno condotto questa importantissima operazione e che ogni giorno lavorano per proteggere la nostra Riviera”.

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