Fabio De Luigi: "Adesso mi godo l'affetto della mia dolce Romagna"

L'attore santarcangiolese presenta "Tiramisù", una commedia brillante in cui capovolge l'idea di successo

L'attore Fabio De Luigi (foto di Loris T. Zambelli - Photomovie)

Risate al cucchiaio nel nuovo film di Fabio De Luigi. L'attore santarcangiolese debutta alla regia con "Tiramisù", una commedia che promette risate e qualche stilettata al concetto di potere. Per l'occasione l'artista presenta la sua opera prima in Romagna: venerdì 26 febbraio alle 20,30 sale sul palco del Cinepalace di Riccione e alle 22,30 al Multiplex Le Befane di Rimini. "Dopo un anno di lavoro adesso ho solo voglia di godermi l'affetto della mia terra - racconta Fabio De Luigi - ho insistito molto per presentare Tiramisù in Romagna, sono molto felice".

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Dopo aver scritto due sceneggiature insieme al regista Alessandro Genovesi per l'attore è arrivato il momento di passare dall'altra parte della telecamera: "Ho gettato il cuore oltre l'ostacolo, ho voluto lasciare spazio a una curiosità che in qualche modo avevo già assecondato con Genovesi. Quelle esperienze mi hanno acceso la voglia di provare".
C'è stato un regista che le ha dato consigli?
"Ad essere sincero non ho seguito consigli, ho dato voce alla mia visione e a ciò che ho imparato in questi anni di lavoro. Naturalmente è fondamentale la collaborazione dei professionisti che ti affiancano sul set".
Cosa ha scoperto di sé calandosi nel ruolo di regista?
"Tanta pazienza. Mi sono stupito della mia capacità di riuscire a gestire il set, coordinare tutta la 'macchina' e le persone. Il risultato è piacevole e spero decente - scherza De Luigi - è il mio primo film e sono soddisfatto, spero lo sarà anche il pubblico".
Tiramisù capovolge il concetto di successo e di potere, perché questi due temi?
"Trovo buffo il potere e trovo buffo chi ne abusa e crede di avercela fatta su tutto. A volte, il successo regala l’illusione che tutto sia concesso. Ma l’etica, più che la morale, se ne frega del nostro successo e prima o dopo, presenta il conto. Mi divertiva raccontare l’arroganza di chi perde il senso delle cose, la corruttibilità delle persone e la conseguente disponibilità nel farsi corrompere. Gli arroganti diventano quasi sempre comici. Il mio personaggio, Antonio, è un uomo senza qualità che si trova a dover gestire il successo senza avere una professionalità e ne combina di tutti i colori".
Perché ha scelto il tiramisù?
"Perché è un dolce semplice, buonissimo, ma è anche un modo di dire e un bel titolo. Tirarsi su, cadere e ricominciare tirandosi di nuovo su. Da questo semplice cerchio narrativo nasce e si sviluppa l’idea del film, che è anche un film sulle donne. Infatti a farlo sempre rialzare è la moglie Aurora, una persona certamente migliore di lui. Se è vero che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, da questa storia si evince che, la donna, sarebbe meglio si fosse piazzata davanti da subito".
Ci vuole coraggio a girare un film oggi?
"Ci vuole coraggio sempre, ma preferisco fare e affrontare le situazioni. Imparo e vado avanti. Certo, un pizzico di coraggio ci vuole, fare un film è un po' come mostrarsi nudi a tutti e farsi accettare, mettersi nel mirino, ma è giusto così, sono soddisfatto".
Gli ingredienti ci sono tutti, il Tiramisù è servito e al pubblico non resta che gustare questa brillante e garbata commedia.

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