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Fallimento Aeradria: spunta un maxi buco da 15 milioni di euro

Nessun verdetto sull'ammissibilità al concordato per la società di gestione dell'aeroporto "Fellini" ma in aula arriva il colpo di scena. Tra i debiti arriva anche il fallimento di Rdr (7,5 milioni) e di Air (8 milioni) che incide sui conti di Aeradria. Al momento recuperati soldi freschi solo per 3,3 milioni

Colpo di scena all'udienza per l'ammissiblità al concordati di Aeradria, la società di gestione dell'Aeroporto "Fellini" di Rimini. In aula, giovedì mattina, si sono presentati i curatori fallimentari di Air e Rdr che hanno presentato i conti, alquanto ingarbugliati, delle due società fallite. Per quanto riguarda Air, già fallita, e Riviera di Rimini promotions, il cui fallimento è stato chiesto solo dopo l’ultima udienza sul concordato del 24 ottobre i debiti ammonterebbero complessivamente a 15,5 milioni di euro e, secondo i curatori, sarebbe la stessa Aeradria a doversi fare carico di questa cifra che, fino a oggi, non era mai stata calcolata nel piano industriale di salvataggio. La vera sorpresa, comunque, riguarda il buco di Rdr (5 milioni di euro più altri 2,5 di crediti da parte di Aeradria che, col fallimento della società, diventano inesigibili) emerso nelle ultime ore dopo che il curatore fallimentare è entrato in possesso dei bilanci. Una serie di documenti che, tuttavia, presenterebbero delle gravi anomalie e accompagnati da una relazione eseguita da uno studio di commercialisti dalla quale emergerebbe che la gran pate degli incartamenti è stata fatta sparire mentre, quelli rimasti, sarebbero stati falsificati.

L'ipotesi è quella che Air e Rdr fossero due società artificialmente separate da Aeradria, che rappresenterebbe il dominus, e che quindi per i debiti contratti ne debba rispondere direttamente il gestore del "Fellini". Per quanto riguarda Rdr, inoltre, il consiglio di amministrazione era interamente sottomesso al volere di Aeradria. I conti di Air, invece, non tornerebbero e, secondo il curatore fallimentare, manca all'appello una cifra compresa tra i 6 e gli 8 milioni di euro.

Giovedì mattina, tuttavia, il legale della società aeroportuale ha presentato una memoria per rispondere alla relazione del commissario giudiziale Renato Santini, che aveva chiesto la revoca del concordato di continuità considerandolo insostenibile visto lo stato della spa di Miramare.? Nel corso dell’udienza sono state presentate una serie di integrazioni e chiarimenti alla proposta concordataria presentata nel mese di luglio ma, al momento, Aeradria può contare solo su 3,3 milioni di euro di capitali freschi. Di questi, 2 milioni arriverebbero attraverso un prestito obbligazionario convertibile e, 1,3, da un prestito obbligazionario. Questi strumenti finanziari hanno registrato l’adesione di 6 banche del territorio (Banca CarimAsset Banca, Banca di Rimini,  Banca Malatestiana, Banca di Credito Cooperativo della Valmarecchia, Banca Popolare della Valconca). Inoltre, altri 1,7 milioni verrebbero risparmiati attraverso riduzioni di costi come l'accordo sindacale coi lavoratori e altre misure. Di fronte alla necessità di valutare l'arrivo dei nuovi capitali e di studiare l'ammissibilità dei nuovi debiti, il collegio dei giudici si è riservato di prendere altro tempo ed eventualmente convocare una nuova udienza.

Intanto, conferma e rilancia la propria linea la procura della Repubblica, che insiste sulla richiesta di fallimento per Aeradria: al fianco del pm Gemma Gualdi, oggi in udienza si è presentato anche il procuratore capo di Rimini Paolo Giovagnoli, l’unico per la procura oggi in udienza a parlare. Giovagnoli, a udienza conclusa, ha precisato: “La mia presenza oggi non rappresenta nulla di diverso da quella del pm, l’ufficio non è personale. Anche quella di oggi sembrava un’udienza delicata, ma ogni volta vengono chiesti rinvii e intervengono sempre nuovi elementi che aggravano la posizione di Aeradria. Ormai è una specie di farsa, che Air e Rdr fossero un tutt’uno con Aeradria è noto. Noi chiediamo il fallimento di Aeradria perchè i dati a sostegno del concordato di continuità si rivelano sempre falsi ogni volta che un soggetto terzo si trova ad esaminarli”.

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