False fatture e società "cartiere", a Rimini parte del tesoretto di 12 milioni sottratti al Fisco

Arrestate dalla Guardia di Finanza di Parma 7 persone tra cui Franco Gigliotti, già condannato in primo grado per associazione mafiosa

Associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati di frode fiscale nel settore della metalmeccanica e dell'impiantistica industriale, dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti, alla dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti inesistenti ed alla indebita compensazione di debiti con crediti inesistenti. Sono queste le pesanti accuse nei confronti di sette persone che, nella giornata di lunedì 18 maggio, sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Parma, che ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip della Tribunale di Parma. Sei si trovano in carcere mentre la settima agli arresti domiciliari.  Oltre agli arresti i finanzieri hanno anche sequestrato beni immobili, mobili, partecipazioni societarie per un valore di 12 milioni di euro. Grazie alle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Parma e dalla dottoressa Paola Dal Monte - che si sono sviluppate con intercettazioni telefoniche e telematiche, interrogatori di persone informate sui fatti, accertamenti bancari e investigazioni fiscali e contabiii -  sono state indagate 36 persone alle quali sono stati contestati ben 120 capi di imputazione. In alcuni casi è stata anche contestata la transazionalità del reato, ovvero la commissione di reati in più stati dell’Unione Europea.

Due consorzi, che lavorano nel settore dell'impiantistica industriale, sono state al centro delle indagini: il primo è riconducibile a Franco Gigliotti  - già condannato in primo grado per associazione mafiosa - mentre il secondo a F.I. Secondo l'accusa i due consorzi avrebbero eseguito materialmente i lavori presso le imprese committenti dei consorzi, utilizzando svariati lavoratori regolarmente assunti e retribuiti ed emettendo regolari fatture, nei confronti dei Consorzi, per le prestazioni eseguite, utilizzato le fatture fittizie emesse da numerose società cartiere per abbattere il reddito imponibile ed ottenere consistenti crediti Iva, compensato indebitamente i debiti tributari, in alcuni casi, con crediti fiscali inesistenti al fine di non versare le imposte dovute. Le società cartiere, secondo la Procura, sarebbero state utilizzate "consapevolmente e volontariamente dai loro rappresentanti legali e/o degli amministratori di fatto al fine di emettere fatture per operazioni inesistenti nei confronti delle società facenti parte dei due Consorzi".

"Attraverso l’utilizzo di queste complesse ed artificiose modalità - scrive la Procura della Repubblica di Parma - i due imprenditori, nel tempo, sono riusciti ad ottenere, a favore delle società, indebiti benefici e sostanziali risparmi finanziari mediante la sistematica evasione delle imposte sui redditi ed dell’I.V.A., riuscendo a proporre i propri servizi a prezzi estremamente concorrenziali ed a conquistare consistenti quote di mercato nel settore metalmeccanico e dell’impiantistica industriale.

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I beni destinatari del provvedimento di sequestro sono collocati nelle provincie di Parma, Rimini, Reggio Emilia, Milano, Monza, Lodi, Varese, Torino, Cuneo, La Spezia, Reggio Calabria, Crotone, Caltanissetta, Enna, Agrigento, Taranto, Napoli, Caserta e Cagliari.  In attuazione del provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, fino alla concorrenza dell’importo di circa 12 milioni di euro di imposte evase, è stato disposto il blocco della liquidità presente sui rapporti finanziari di 24 distinte persone giuridiche ed il  sequestro di 75 immobili, 49 autoveicoli e 55 quote societarie. Contestualmente all’esecuzione della misura cautelare e reale sono state effettuate complessivamente 20 perquisizioni locali, che hanno interessato, oltre alla provincia di Parma, quelle di Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Lodi, Torino, Palermo, Agrigento e Caltanissetta, con l’impiego di circa duecento finanzieri.

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