Federica, dalla pallavolo alla savana: "Divento guida in Kenya"

Federica Guerra è una ventenne riminese come tante, che come tante, ha deciso di costruirsi un futuro lontano dall’Italia. Ma a differenza dei suoi coetanei, che spesso dicono Australia, Federica ha scelto l’Africa

Federica Guerra è una ventenne riminese come tante, che come tante, ha deciso di costruirsi un futuro lontano dall’Italia. Ma a differenza dei suoi coetanei, che generalmente scelgono continenti come l’Australia o la Nuova Zelanda, oppure qualche altro luogo in Europa, Federica ha scelto l’Africa. Spinta in questa terra dai continui viaggi dei suoi genitori, a 15 anni partecipa al suo primo safari in Kenya, e decide che il suo futuro è quello.

“In Africa scarseggiano le guide professioniste con alle spalle studi approfonditi sulla fauna e la flora della savana. Chi decide di venire in vacanza qui e vuole visitare il territorio, generalmente si affida ai Beach Boys, ragazzi del luogo che s’improvvisano guide, ma che non hanno una conoscenza approfondita di ciò che li circonda” spiega Federica. “Ma esiste una associazione, l'AIEA, che forma guide professioniste che parlano italiano, esperti con certificazioni riconosciute in diversi paesi dell'Africa. Ed io ho appena conseguito il corso I livello dell'AIEA”.

Non è stato facile e il percorso sarà ancora lungo. Tutte le specializzazioni richieste sono in lingua inglese e i corsi prevedono anche un supporto pratico di diversi anni “ma questo non mi spaventa” prosegue Federica. “Sono tenace, arriverò fino in fondo”. Federica è cresciuta come una normale adolescente, tra amici e passioni sportive, tra tutte, quella per la pallavolo. “Gioco a volley da quando avevo sei anni, ho sempre militato in una Società sportiva locale dove ho svolto tutto il percorso giovanile fino ad arrivare, lo scorso anno, in serie C con la prima squadra. E sono stati proprio gli insegnamenti maturati in campo sportivo, come la lealtà, lo spirito di aggregazione che si crea in squadra, la tendenza che si sviluppa a lottare per raggiungere un obiettivo, che mi hanno aiutato a prendere questa decisione. Lo sport ti forma nella vita e nel carattere, e se c'è una cosa che il volley mi ha insegnato, è a mettercela tutta, a buttarmi con il cuore in ogni avventura e oggi voglio mettermi alla prova in questa nuova esperienza e dimostrare le mie potenzialità”.

Per essere guida a tutti gli effetti è obbligatorio conseguire almeno cento ore di guida safari sul campo, ma senza esperienza, nessuno si assume la responsabilità di portare un giovane in safari. Allora “per fare esperienza sul campo, sono dovuta andare in una riserva privata in Sudafrica: una sorte di volontariato in cui facevo monitoraggio e cambio dei radio collari a leoni, ghepardi, giraffe e leopardi per conoscere l’ecosistema in cui vivono”. Ora che ha conseguito il I livello dell’AIEA, Federica potrà frequentare accademie di specializzazione per acquisire altre certificazioni che le permetteranno di avere richieste di lavoro da agenzie safari professioniste che operano su tutto il territorio africano. Ma cosa ha spinto Federica? “L’amore per l’Africa è stato un vero colpo di fulmine, è un paese in cui le differenze, rispetto a dove sono nata e cresciuta, sono abissali. In Italia si sono persi alcuni dei principali valori, non mi è mai successo di emozionarmi e piangere per un tramonto. Qui, sì. Qui, sono a casa”. E così tutti i progetti di Federica, l’università, la ricerca di un lavoro a Rimini, sono stati stravolti da questa passione. Ma non sente nostalgia di casa? “Il mio gruppo storico di amici fa il tifo per me e mi manca, ma non ho esitato un istante prima di salire sul primo volo verso il mio più grande amore, l’Africa”.

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