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Federmobili: "I negozi di arredamento sono ancora chiusi mentre artigiani e grande distribuzione no"

Augusto Antolini: "Perché a noi non è concesso di aprire gli show room, né di consegnare e montare i mobili anche se saremmo in grado di seguire prescrizioni e Protocolli? Non riusciamo a spiegarlo ai clienti"

Augusto Antolini, presidente Federmobili-Confcommercio della provincia di Rimini, sfoga il suo malumore sulla situazione che il comparto dell'arredamento sta vivendo in questa fase 2: “I negozi di arredamento sono ancora chiusi. Perché a noi non è concesso di aprire gli show room, né di consegnare e montare i mobili anche se saremmo in grado di seguire prescrizioni e Protocolli? Non riusciamo a spiegarlo ai clienti che vedono lavorare padroncini, artigiani e grande distribuzione”.  “I locali ampi e spaziosi degli show room, la garanzia di pulizia e igiene ambientale, l’uso di tutti i dispositivi sanitari di protezione personale e la possibilità di visite su appuntamento con accessi limitati - spiega - ci avevano fatto sperare che i negozi tradizionali di mobili e arredamento potessero rientrare nelle categorie pronte per la riapertura del 4 maggio. O almeno che ci fosse concessa la possibilità di consegna e montaggio a casa del cliente con le dovute protezioni di sicurezza. Così non è stato, con nostra grande sorpresa e soprattutto con grande dispiacere nel constatare il diverso trattamento che ci è stato riservato rispetto ad altre categorie merceologiche e non solo. Si è infatti data la possibilità di lavorare alle attività in possesso di due specifici sottocodici Ateco che fanno capo ai lavori di costruzione specializzati e ai traslochi e a chi per le consegne si avvale di padroncini esterni, mentre è rimasto a casa chi ha un’attività di vendita di arredamento con dipendenti e mezzi propri, innescando un’autentica concorrenza sleale perché di fatto portiamo avanti la stessa attività. Certo, potremmo cambiare in corsa i nostri codici Ateco, ma sono procedure lunghe e costose".

"I clienti - conclude Antolini - ci chiamano per sapere perché noi non consegniamo gli ordini, mentre vedono passare per strada i camioncini della grande distribuzione o arrivare i mobili al vicino di casa. Per noi è impossibile spiegarne i motivi perché siamo i primi a non capirlo. Personalmente poi, la mia attività è vicinissima al nuovo magazzino di una notissima azienda di commercio elettronico e ogni giorno vedo partire centinaia di furgoncini carichi di merce e mi chiedo perché a noi non è concesso nonostante anche noi saremmo in grado di seguire le stesse norme. Non è comprensibile che mentre il territorio sta soffrendo, vengono date possibilità di lavorare ad alcuni e negate ad altri. Federmobili - Confcommercio sta insistendo con il governo per ottenere un chiarimento definitivo che consenta di sbloccare l’attività di trasporto, consegna e montaggio e indipendentemente dalla presenza in visura dei codici specifici”.
 

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