Cronaca

Fellini Museum, il sindaco Gnassi: "Per troppi anni abbiamo rinunciato alla bellezza"

Il primo cittadino durante l'inaugurazione: "Oggi hanno vinto i bambini che adesso possono muoversi liberi là dove prima non potevano"

E' stato inaugurato giovedì sera il Fellini Museum, un polo museale diffuso di nuova concezione e il più grande progetto museale dedicato al genio di Federico Fellini. Un museo che costituisce il nodo centrale del nuovo polo culturale della città di Rimini, ma che per il sindaco Andrea Gnassi rappresenta anche qualcosa di più: il trionfo della bellezza. Dalle parole di Peppino Impastato nel film ‘I cento passi’ di Marco Tullio Giordana, alle riflessioni dell’educatrice Maria Montessori, fino agli stessi ricordi che il maestro Fellini dedicò alla sua città: tante sono le voci che Gnassi ha chiamato in campo per spiegare al pubblico dell'inaugurazione qual è il significato di questo nuovo polo museale per Rimini.

"Potremmo cominciare dai bambini e dalla bellezza, non per ricevere l’applauso facile, ma per discutere tra noi su cosa sia e debba essere una città - afferma il primo cittadino - Oggi apre il Fellini Museum, che non è un allineamento di teche con qualche cimelio o memorabilia a far bella mostra di sé, non è una scatola, un contenitore, nuovo o antico che sia. ‘Nulla si crea, tutto si immagina’ è la sintesi dell’autobiografia felliniana. Lo scrittore Milan Kundera andava oltre: ‘Quella di Federico Fellini è la storia di un’immaginazione portata verso cime inaccessibili, che tuttavia ci ha dato un’accessibile bellezza, forte e pura’. Accessibilità e bellezza che stanno insieme nella stessa frase. La bellezza è un diritto primario di cui tutti devono godere nello stesso modo. Vale per un’opera d’arte, un film, un Paese. Una città".

"Qui per 70 anni c’è stato un parcheggio. A toccare, a invadere gli spazi storici e architettonici di un teatro, di un castello, di una chiesa, di almeno due palazzi medievali - continua Gnassi - Ci siamo abituati alla bruttezza, alla inaccessibilità di luoghi belli; all’impossibilità di vivere di questi luoghi tirati su dai nostri antenati nella convinzione di fare una cosa anche per noi, che saremmo venuti molti secoli dopo. Sapete come si dice? Fareste mai la camera dei vostri figli brutta? No. Eppure in tante città, e anche in questa città, per molto tempo abbiamo costretto i nostri figli, e noi, a vivere in una camera brutta. Abbiamo chiuso gli occhi. E abbiamo permesso che lamiere, caos, gas di scarico, degrado prendessero in ostaggio questo spazio che è storia e futuro allo stesso tempo. Ma soprattutto abbiamo negato che la bellezza, l’accessibilità a questi luoghi, rimanessero beni primari di comunità. Abbiamo negato un diritto. Senza motivo, abbiamo consegnato ad altri una cosa che ci apparteneva. La bellezza è un bene comune, la bellezza è un bene primario".

Il sindaco partendo dai diari di Fellini ha ricordato come la Rocca sia stata nel tempo caserma, carcere, poi parcheggio. "In questi giorni, senza dire nulla o essere spinti da alcuno, i riminesi con curiosità sono tornati ad avvicinarsi a questi posti. A sentirli, ad annusarli, a viverli, a emozionarsi, qualcuno a piangere - sottolinea il sindaco - Prima non gli era permesso: prima le auto, prima la confusione, prima lo smog, prima una strada. Tutto veniva ‘prima’. Ma quando il vento soffia impetuoso, quelli che prima apparivano ostacoli insormontabili crollano come se fosse la cosa più naturale del mondo. In un gioco, tipico non solo dello sport ma anche della politica, si chiede: ‘chi ha vinto?’. C’è un vincitore! Sì c’è! In questo caso hanno vinto i bambini che adesso possono muoversi liberi là dove non potevano, possono correre in uno specchio d’acqua come i coetanei di Bordeaux, o al Guggenheim di Bilbao, possono chiedere ai genitori o ai nonni chi siano quegli strani personaggi in bianco e nero proiettati sul teatro e cosa ci sia in quel castello. Perché a Rimini ci sono l’elefante e il rinoceronte. Sigismondo e Fellini. Possono. Possono chiedere". 

"Il punto è proprio questo. Rinunciare per tanti, troppi anni, alla bellezza, alla storia, a passeggiare e godere di questi spazi è stato prima di tutto una privazione di ‘potere’ della persona, dunque di libertà - aggiunge Gnassi - Chi aveva deciso, e per quale motivo, che questa piazza dovesse esercitare la sua tirannia con l’auto o nel castello, il nulla travestito da niente? Potere scegliere. Scegliere di dire ‘mi piace’, scegliere di dire ‘non mi piace’, scegliere di attraversare una nebulizzazione d’acqua, scegliere di non togliersi le scarpe e scegliere di scuotere la testa. Ma oggi possiamo scegliere: prima no. Oggi restituiamo a Rimini non solo un unico, straordinario omaggio di valore internazionale al suo figlio e genio, ma sopra ogni cosa la possibilità di esercitare liberamente un diritto primario, un diritto civile, indispensabile come l’aria, come l’acqua. C’è chi obietta: non si può ridurre il dibattito sul Fellini Museum a ‘mi piace’ o ‘non mi piace’. Sul piano culturale una risposta di qualche autorevolissimo intellettuale è stata: e perché no? Ma io penso che la novità, la strada nuova è che oggi possiamo farcela questa domanda, dandoci le risposte che riteniamo. Ma prima, santo Dio, quando c’era una piana di catrame e PM10 qualcuno poteva chiedersi ‘mi piace’ o ‘non mi piace’? Poteva scegliere? Poter scegliere è il primo esercizio di democrazia. E di libertà. E’ poco?".

"Il Fellini Museum sarà una piattaforma che invita artisti e talenti del mondo a portare ed esprimere la loro creatività utilizzando gli spazi e le tecnologie del Castello e del Fulgor, la Piazza che dialoga con il teatro - assicura il primo cittadino -. Da Antonioni a Wes Anderson, da Cagnacci alle eccellenze di settori diversi. Talento italiano. Approfondito con la Sovrintendenza, le maestranze, i curatori che hanno con noi avviato un progetto di rigenerazione urbana puntigliosamente scandagliando ciò che il passato ci ha lasciato davvero e cosa no. Dentro e fuori il castello. Investire con visione, appropriatezza, sulla cultura. Innovazione e tradizione. Riscoprire la tradizione è alimentare il fuoco, non adorare la cenere. Le città con un buon ambiente culturale, creativo, musicale, le città creative, solide nelle radici, aperte nella curiosità, sono città più forti, con più anticorpi. La creatività è contagiosa e si allarga al territorio, lo influenza, si miscela con il mondo imprenditoriale, sociale, della scuola e delle università. Capisco, investirci vuol dire voler bene al futuro di Rimini, 6% è il contributo della dimensione del patrimonio artistico culturale  e creativo al valore aggiunto italiano. 17% è dato da questa dimensione culturale e che fa da leva ad altri settori, servizi della tecnologia e della manifattura. Con la cultura insomma si mangia, si crea lavoro, economia. Con la cultura si nutre anima, identità, comunità di una città".

"Fuor da ogni retorica da inaugurazione, con Federico Fellini Rimini ha sempre avuto un rapporto bizzarro - ammette Gnassi -, neanche riconducibile alla classica categoria dell’amore/odio. E non solo per le fregature che questa città ha dato al Maestro, dalla casina sul porto promessa solennemente e mai donata, al ritorno del Rex mai avvenuto, perfino all’ignavia di non dedicare a lui mai nulla che non fosse poco più di uno stanzino, una via, un piazzale. E stiamo parlando del regista al mondo la cui fama e poetica sono più legate al paese d’origine, al pari forse di Woody Allen e New York. Famoso l’episodio di Fellini a passeggio per Rimini, freschissimo reduce dall’aver ricevuto l’Oscar alla carriera, che incontrando un amico d’infanzia sul Corso gli chiese in dialetto ‘Sa fet?’, ‘Cosa fai?’. E l’altro, subito ‘Me gnint. E te?’. Io niente, e te? Siamo dissacranti. Non ci facciamo mettere i piedi intesta di nessuno. Siamo irriverenti. Al regista fresco fresco di Oscar… Nel ritorno autobiografico di ‘Il mio Paese’, Fellini racconta di come una volta un riminese lo andò a trovare a Roma. ‘Fellini, come va? Sono Bissi. Mi hanno detto: dove vai?. Vado a Roma. Allora vai a salutare quel pataca di Fellini e digli che è un pataca’. Teniamoci l’irriverenza che non si piega a nessun potere. Ma ora Rimini si prende anche l’altra parte della sua anima: quella che porta l’irriverenza a sognare e a fare cose che gli altri si sognano e basta!". 

"Adesso ci ritroviamo qui, senza tante parole da dire, tornando ad annusarsi, da veri riminesi, irriverenti e caustici su ogni cosa. Fellini è sempre stato qui,e da ora in poi non solo non se ne andrà ma lo incroceremo ogni giorno nella nostra quotidianità. Magari ci siederemo su quel gradino a guardare i bambini che corrono in mezzo all’acqua nebulizzata, come la nebbia di Amarcord. Faremmo forse una battuta sulla differenza tra questo velo d’acqua percorso dai piedi e dalle risate dei bambini e l’imponenza classica della Fontana di Trevi e dell’Anitona che vi si immergeva. Poi probabilmente staremmo in silenzio a guardare. Senza una macchina o un tubo di scarico a convincerci a sloggiare da questo piazzalone sbilenco. Poi ci verrebbe voglia di mettere il viso anche noi in quel velo fresco di nuvole d’acqua. Potremmo scegliere. Finalmente - conclude il sindaco - Qui non finisce più la città. Ma riparte. Investendo su arte, bellezza, sogno che diventano però lavoro, emozione, pausa e vacanza".  

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Fellini Museum, il sindaco Gnassi: "Per troppi anni abbiamo rinunciato alla bellezza"

RiminiToday è in caricamento