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Cronaca

La suora che segue il femminicida testimonia in aula: "Quel giorno è morto anche lui"

Ascoltata dai giudici della Corte d'Assise ha spiegato come Simone Benedetto Vultaggio, il 48enne che lo scorso 25 giugno in via Rastelli uccise la 33enne Cristina Peroni, sia contrito per aver reso orfano il figlio

Quella di lunedì è stata la giornata dei teste della difesa che sono stati ascoltati dai giudici della Corte d'Assise chiamati a giudicare Simone Benedetto Vultaggio, il 48enne che il 25 giugno del 2022 in via Rastelli uccise la 33enne Cristina Peroni con oltre 50 coltellate davanti al figlio di pochi mesi. Tra questi è salita sul banco dei testimoni suor Gabriella Mazzoni, la religiosa che segue l'imputato in carcere, che ha spiegato come l'uomo sia estremamente contrito per quel delitto. "Quel giorno sono morte due persone" ha dichiarato suor Gabriella, sottolineando come anche il 48enne abbia smesso di vivere in seguito alle coltellate inferte alla compagna. Una sorta di pentimento accentuato dalla consapevolezza per Vultaggio di aver reso orfano di entrambi i genitori il bambino che la Peroni gli aveva dato e per il quale stravedeva. Anche subito dopo il femminicidio, quando l'uomo era sceso in strada ricoperto di sangue, aveva spiegato subito ai primi soccorritori che il piccolo di appena 6 mesi stava bene. Fin dall'inizio era emerso che a scatenare la furia omicida era stata l'ossessione che quel bambino gli venisse portato via dalla compagna e, come ha precisato la religiosa il 48enne dal carcere dove è rinchiuso continua a chiedere notizie e foto del bambino del quale gli è stata tolta la patria potestà in seguito al delitto.

Sul fronte processuale, invece, i giudici hanno rigettato la richiesta di una nuova perizia psichiatrica nei confronti dell'imputato. Al momento, quindi, restano i due accertamenti già eseguiti sull'uomo: quello del pubblico ministero Luca Bertuzzi, effettuato dal dottor Federico Boaron secondo il quale il femminicida era lucido al momento del delitto, e quello della difesa seguita dall'avvocato Massimiliano Orrù, il dottor Daniele Donati, secondo il quale al momento dell'omicidio il 48enne non era in grado di intendere e volere. Il processo è stato quindi aggiornato al prossimo 13 novembre quando secondo le previsioni Vultaggio, che alla scorsa udienza era scoppiato in un pianto dirotto guardando le foto del femminicidio, renderà delle spontanee dichiarazioni prima che la corte si ritiri in camera di consiglio per emettere la sentenza.

 Il 48enne, oltre di omicidio pluriaggravato, deve rispondere anche di maltrattamenti in famiglia dopo che il gip ha rilevato come l'assassinio non sia stato "il frutto di una frustrazione fortissima e però determinante", ma un'azione giunta "all'esito di una serie di condotte reiterate e già pienamente maltrattanti". L'autopsia sul corpo della vittima aveva evidenziato come Cristina era stata martoriata con “quattordici colpi di mattarello sul capo” prima di sferrarle “cinquantuno fendenti di coltello (a serramanico, della lunghezza di 19 centimetri, ndr) diretti in varie parti del corpo ed in particolare al collo della vittima, che colpì per ben 29 volte quando la stessa giaceva ormai inerte al suolo”. 

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