Filctem CGILRimini: "Si riparte in sicurezza ma con delle criticità aperte"

Per il sindacato la ripresa sarà insuperabile senza l’intervento delle Istituzioni e nuovi investimenti e risorse sul welfare

Il 4 maggio siamo entrati ufficialmente in quella che viene definita la Fase 2 che ha consentito la riapertura di molte delle aziende che la Filctem Cgil rappresenta, in particolare il settore della moda e della ceramica chiusi per decreto dal 23 marzo scorso. La Fase1 ci ha lasciato 3.000 lavoratori in cassa integrazione con accordi firmati per almeno 9 settimane da 147 aziende di cui 93 imprese artigiane. La Filctem Cgil di Rimini assieme alla Femca Cisl e alla Uiltec Uil si è preparata con le imprese che rappresenta già dal 20 aprile, affinché si arrivasse alla riapertura condividendo un contenuto imprescindibile, lavorare assieme non per definire il quando riaprire ma il come ripartire. Abbiamo attivato da settimane tavoli per la ripartenza, molti dei quali conclusi con protocolli di sicurezza (14 Protocolli sottoscritti in aziende medio-grandi mentre per le aziende artigiane si attende il Protocollo regionale) e nuovi modelli organizzativi che copriranno circa 2.000 lavoratori, ma molti altri protocolli li sottoscriveremo nelle prossime settimane. 

"Il lavoro svolto e quello che continueremo a svolgere in questa direzione non è stato facile - spiega il sindacato - in particolare sulla modulazione della nuova organizzazione del lavoro, sui turni, sull’estensione dello smart working, su orari ridotti, così come su una nuova mobilità. 
Nella nostra provincia e nelle nostre attività produttive si era abituati a svolgere un orario di 8 ore diviso tra la mattina e il pomeriggio, con pause di un ora e mezza o due ore, abituati a tornare nella propria abitazione per pranzo percorrendo il tragitto casa-lavoro ben quattro volte al giorno, entrare ed uscire nello stesso orario e non solo nella stessa impresa ma, ad esempio, negli stessi poli produttivi. Scardinare questa “normalità” ha voluto dire convincersi del fatto che occorre una “nuova normalità” che faccia i conti con il virus, un virus che nelle attività produttive può essere combattuto con il distanziamento, la pulizia e la sanificazione, con l’utilizzo obbligatorio dei dispositivi di sicurezza, con la riduzione dei gruppi di lavoro e con la responsabilità di tutti nell’applicare ogni giorno le regole che abbiamo previsto per garantire la salute nei luoghi di lavoro". 

"In ogni azienda dove abbiamo siglato i Protocolli di sicurezza - prosegue la la Filctem Cgil - è nato un comitato aziendale per l’applicazione e la verifica delle regole, composto dai Rappresentanti della Sicurezza, dal Responsabile aziendale, dal Medico Competente, dalla Rappresentanza Sindacale aziendale dove presente e, dove non presente, dalle Organizzazioni Sindacali territoriali (in alcune imprese come membri attivi e in altre informate e consultate). Un esempio di buona contrattazione nella stesura dei protocolli riguarda il tema della filiera composta da fornitori e subfornitori che, nel settore della moda, sono le migliaia di piccoli laboratori artigiani essenziali per il committente, ma che potrebbero non sempre garantire i livelli di sicurezza necessari. Da citare a questo proposito la International Promo Studio di Riccione dove abbiamo condiviso una check-list per i subfornitori per una verifica costante dei lori livelli di sicurezza, o aziende come Aeffe e Gilmar dove contiamo sulla la collaborazione attiva dei loro tecnici di laboratorio nella segnalazione di eventuali anomalie". 

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"Nonostante i livelli di sicurezza, la rimodulazione degli orari e dei turni - conclude il sindacato - segnaliamo delle criticità che, per quanto esterne ai luoghi di lavoro, hanno effetti importanti sul lavoro stesso e un peso diverso per uomini e donne. Sono problemi che riguardano in primo luogo le famiglie, la gestione dei figli in assenza dei servizi educativi, degli anziani o familiari fragili.
Non è un percorso semplice, ma sarà insuperabile senza l’intervento delle Istituzioni e nuovi investimenti e risorse sul welfare. Ugualmente occorrono dei cambiamenti culturali rispetto all’attuale sistema familiare che continua a lasciare il peso dei carichi di cura sulle spalle delle donne. Se davvero questa pandemia potrebbe cambiarci in positivo vogliamo sperare che lo faccia anche rispetto alla parità tra uomini e donne e alla responsabilità paritaria dei genitori. Infine sono indispensabili, in questa fase, soluzioni normative aggiuntive da parte del Governo, così come soluzioni contrattuali sinergiche che evitino anche il paradosso per cui i meccanici potrebbero lavorare nove ore al giorno, mentre le lavoratrici tessili potrebbero essere costrette a rimanere a casa, continuando così a perpetrare le differenze di genere. 
 

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