Cronaca

Finanziamenti ad Aeradria da Riccione, il Tar accoglie le richieste di Carige

Torna a galla il debito fuori bilancio da 1,2 milioni di euro per il Comune della Perla Verde, nel mirino la lettera di patronage dell'ex sindaco Pironi

Si riapre la partita di Aeradria e del debito fuori bilancio da 1,2 milioni di euro per il Comune di Riccione. Il Tar dell'Emilia-Romagna, dopo l'udienza pubblica dello scorso 3 dicembre, accoglie infatti il ricorso presentato da Banca Carige Italia contro la decisione della Perla Verde di non riconoscerlo. La vicenda risale al 2014 con l'allora sindaco Massimo Pironi e la sua giunta di centrosinistra. Il 4 novembre di quell'anno viene pubblicata l'ordinanza sindacale con la quale si respinge l'istanza di riconoscimento del debito fuori bilancio, relativa al finanziamento di 1,2 milioni di euro alla società partecipata Aeradria, che gestiva, prima del fallimento, l'aeroporto di Rimini. Banca Carige le aveva concesso un finanziamento di 1,5 milioni di euro per la durata di cinque anni il 30 novembre del 2009, ricostruisce la sentenza, per consentire al Comune di Riccione di "far fronte ai propri impegni per realizzare gli interventi previsti nel piano quadriennale ed imposti da Enac". A differenza degli altri soci pubblici, prosegue la sentenza, che hanno sottoscritto l'aumento di capitale, la Perla Verde ha optato per un finanziamento da Banca Carige "garantendo la restituzione delle somme con una lettera di patronage" a firma del sindaco. Così, "a fronte dell'inadempimento della società pubblica Aeradria, poi fallita", Banca Carige ha chiesto al Comune di adempiere alla propria obbligazione di garanzia. In una prima comunicazione l'amministrazione comunale ha replicato che la situazione "era in corso di valutazione", dopodichè "ha ritenuto di non essere tenuto a restituire alcunchè, avendo il sindaco concesso la garanzia senza preventivamente acquisire una deliberazione del consiglio comunale".

L'istituto bancario ha cercato di chiarire che "il Comune era tenuto ad avviare un procedimento per il riconoscimento del debito fuori bilancio", ma Riccione ha risposto picche. Da qui il ricorso della banca contro il quale il Comune ha chiesto l'inammissibilità "per carenza di interesse" dato che "dall'accoglimento della domanda di annullamento non deriverebbe il soddisfacimento della pretesa" del riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio da 1,2 milioni. Contestando poi la "fondatezza" stessa delle ragioni del ricorso. Ricorso che il Tar invece accoglie "risultando fondata l'eccezione di incompetenza del sindaco a provvedere sull'istanza della banca". Il ricorso, entra nel dettaglio la sentenza, non è inammissibile per "l'effetto conformativo derivante dall'eventuale accoglimento, derivando da esso l'obbligo per l'organo competente di pronunciarsi nuovamente sull'istanza". Il riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio, infatti, "andava adottato dal Consiglio comunale e non dal sindaco". Inoltre, non è sostenibile come fatto dal Comune di Riccione che la lettera di patronage firmata dal sindaco a garanzia della restituzione delle somme "non poteva legittimamente vincolare l'amministrazione, in quanto l'Ente non aveva previamente espresso alcuna volontà in tal senso". Infatti "tale iniziativa avrebbe dovuto comunque concludersi con l'adozione dell'atto conclusivo, eventualmente negativo, da parte del consiglio comunale. Pertanto, il ricorso viene accolto e rimane "onere del Consiglio comunale di pronunciarsi nuovamente".

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