Foto di RiminiToday usata per creare una bufala in rete: nessun identikit degli stupratori

Sulla vicenda dello stupro in spiaggia a Rimini è altissima l'attenzione dei media non solo italiani e dell'opinione pubblica

Sulla vicenda dello stupro in spiaggia a Rimini è altissima l'attenzione dei media non solo italiani e dell'opinione pubblica. E come sempre più frequentemente accade, in questi casi, c'è chi si inserisce e rimestando nel torbido crea false notizie, “fake” come ormai si dice in gergo, che attraverso la cassa di risonanza dei social network si diffondono a macchia d'olio. Con la scusa di farsi burla della credulità popolare, spesso sono invece tese ad esasperare rabbia e indignazione, “montando” sul mero racconto dei fatti come sono accaduti realmente.

Anche nella tragica vicenda delle violenze di sabato scorso è accaduto. Da un profilo di una giornalista che si presenta come giornalista di una testata nazionale, Chiara Giannini, per circa tre ore martedì pomeriggio è stato pubblicato un post in cui viene ripresa una foto ritraente quattro persone  arrestato nel marzo del 2016 (circa un anno e mezzo fa) pubblicata su RiminiToday. Si tratta di una vicenda di spaccio di droga, che portò a quattro arresti di marocchini. Che cosa ha in comune questa notizia con quella dello stupro di sabato? Niente, se non il fatto che in entrambi i casi i responsabili sono quattro e sono magrebini. Postando su Facebook la foto ripresa dall'archivio di RiminiToday,  che reca foto e nome di quattro persone, la giornalista commenta: “Ed ecco i quattro stupratori di Rimini. Belle faccine. Se li vedete? Per me potreste iniziare a portarli in piazza, davanti agli italiani”. In circa tre ore la foto sulla pagina pubblica Fb è stata condivisa oltre duemila volte e commentata con centinaia di commenti.  Intorno alle 19 il post è stato cancellato.

Tuttavia è bene precisare che si tratta solo di un falso e che dalla Questura di Rimini si smentisce che si tratti dell'identikit dei ricercati. Per trovarli sono tuttora in corso le indagini serrate della Polizia, la quale anzi può disperdere energie se viene “intasata” di avvistamenti sulla base di falsi identikit che girano in rete. In sostanza, a pubblicarle e a diffondere queste notizie false, si finisce per favorire gli stupratori, perché – si sa – nel polverone è più facile nascondersi.

AGGIORNAMENTO ORE 20 29/08/2017 - Da parte sua Chiara Giannini, in un video postato in serata di martedì su Facebook chiede pubblicamente scusa del post spiegando che si è trattato di un "errore fatto in buona fede" e spiegando che si tratta di una "fotografia inviata da un rappresentante delle forze dell'ordine", che a sua volta avrebbe trasmesso la foto in buona fede. "Una fonte quindi che reputavo attendibile", spiega la giornalista, scusandosi.

AGGIORNAMENTO ORE 9,30 - 30/08/2017 - La foto marchiata 'RiminiToday' è stata ripubblicata anche sul profilo Twitter dello psichiatra e politico Alessandro Meluzzi, intorno alle 21 di martedì, anche in questo caso in riferimento allo stupro di Rimini, indicando le quattro persone quali gli autori del fatto di sabato, con il commento "I nuovi italiani stupratori di Rimini accolti e integrati dai buonisti cattocomunisti. Adesso basta davvero con questi schifosi subanimali".

AGGIORNAMENTO ORE 13 - 30/08/2017 - Il tweet di Alessandro Meluzzi è stato quindi ripreso, sempre con la foto in questione (che ripubblichiamo non oscurata nell'interesse dei quattro soggetti a loro malgrado coinvolti nelle "fake news" sugli stupri) anche nei quotidiano online "Libero Quotidiano" e "Voce del Trentino". Contro la diffusione di questa falsa notizia si scaglia anche il direttore del Tg di La7 Enrico Mentana, in un post su Facebook di mercoledì mattina: "L'ex parlamentare Meluzzi pubblica le foto dei quattro stupratori di Rimini, e le reazioni sono quelle stesse dei giorni scorsi. Il fatto è che quelle foto riguardano arresti compiuti diversi mesi fa in un'operazione anti-spaccio. Non si vede l'ora di poter esporre altri volti simili per proseguire con commenti come quelli, presi a caso sotto il tweet di Meluzzi, che qui riproduco. Delle due stuprate non gli importa nulla: la loro passione va tutta a loro, sperando che siano "risorse", possibilmente clandestini o meglio ancora migranti, magari con una bandiera dell'Isis nello zaino. Invece la giustizia e l'informazione sono cose serie: si indaga, si individuano gli elementi di prova e si cercano i possibili colpevoli. Si ricostruiscono le loro storie e poi si può commentare, anche nel modo più duro, ma non strumentalmente. Gli autori degli stupri di gruppo, qualsiasi sia la loro nazionalità e condizione, sono delle bestie. La legge italiana ne prevede la condanna a lunghi periodi di detenzione. Se i violentatori di Rimini si riveleranno essere degli extracomunitari non saranno certo i primi, e non avranno nessuna attenuante, ci mancherebbe. Ma visto che in questi commenti nessuno ci pensa, lo faccio io per voi, odiatori professionali: un pensiero e un abbraccio ideale alla ragazza polacca e alla trans peruviana, insieme a sincere scuse: non abbiamo saputo proteggervi prima, e stiamo usando i vostri drammi come clava per le nostre dispute".

 Da parte sua RiminiToday ribadisce di non avere niente a che fare con la pubblicazione di quella fotografia recante il proprio logo su pagine pubbliche e in qualsiasi altro gruppo chiuso e profilo privato o pubblico sui social network, oltre che in giornali online.

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