rotate-mobile
Domenica, 24 Settembre 2023
Cronaca

Frutta sempre più cara. "I rincari della filiera esagerati. Dal produttore al consumatore prezzi triplicati"

Lo segnala un'indagine di Confagricoltura: "Al supermercato il consumatore si trova a pagare pesche e nettarine anche quattro euro il chilo, mentre al produttore il frutto viene pagato sì e no 1 euro"

Con luglio ormai alle spalle la campagna della frutta estiva romagnola ha vissuto i mesi più importanti: a guardare i prezzi al dettaglio il consumatore potrebbe pensare a una commercializzazione brillante, ma per i produttori le criticità non mancano e nonostante valori riconosciuti più alti dello scorso anno, l'aumento dei costi e la siccità stanno minando la marginalità delle aziende agricole. "Eppure al supermercato il consumatore si trova a pagare pesche e nettarine anche quattro euro il chilo, mentre al produttore il frutto viene pagato sì e no 1 euro il chilo", evidenzia Walther Casadei, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini. Nei giorni scorsi Confagricoltura ha effettuato un sopralluogo in diversi punti vendita della provincia di Rimini. Pesche e nettarine di prima categoria si trovano in una fascia tra 3 e 3,5 euro il chilo, il prodotto Igp sfiora i 4. "Valori alti scoraggiano i consumi - prosegue il produttore - Lungo la filiera ci sono varie lavorazioni e passaggi, questo è vero, ma triplicare il prezzo è esagerato ed ha un effetto boomerang sulle vendite".

"E' indispensabile trovare un equilibrio tra produzione e distribuzione, affinché alle imprese agricole venga data la possibilità di creare reddito e far fronte agli aumenti dei costi e agli investimenti necessari per produrre il cibo che finisce sulle tavole degli italiani - aggiunge Carlo Carli, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini- Le persone che ogni giorno fanno la spesa devono conoscere le condizioni in cui lavorano i nostri produttori ortofrutticoli: è una campagna difficile quella che stanno affrontando, produrre frutta costa molto di più che in passato, somme che gli agricoltori hanno in parte già anticipato, ma i loro ricavi non sono altrettanto certi. La mancanza di acqua per l’irrigazione e una infrastruttura irrigua che possa servire adeguatamente tutto i produttori sono tra le cause di produzioni dalla ridotta pezzatura, che a livello commerciale scontano un gap di prezzo. I frutti di calibro importante sono merce rara e per questo sono pagati bene. Per fortuna nella distribuzione non abbiamo visto le promozioni selvagge del passato e le quotazioni per i produttori non sono quelle degli anni della grande crisi della frutta estiva, quando si arrivava a 30 centesimi il chilo - conclude Carli - ma il contesto economico di grande incertezza, la perdurante siccità, un mercato lento e i continui rincari dei costi di produzione non fanno dormire sogni tranquilli ai frutticoltori. Per questo bisogna far presto a perimetrare i danni causati dalla siccità: in Regione è stato chiesto e riconosciuto lo stato di calamità naturale e ora bisogna attivare le procedure per sostenere il settore ortofrutticolo, uno dei comparti che tra aumenti dei costi e riduzione delle produzioni sta incontrando notevoli difficoltà".

Confagricoltura ha fatto il punto sulle principali produzioni estive del nostro territorio.

Albicocche. La produzione è stata abbondante in tutta Italia e la Romagna non fa eccezione. La campagna commerciale è partita con prezzi alti poi si è livellata su valori soddisfacenti. Un accumulo produttivo da fine giugno fino al 10 luglio ha creato qualche tensione, ma ora il mercato si è ripreso e viaggia su prezzi discreti.

Pesche e nettarine. Produzione inferiore e diluita in un arco temporale maggiore per le varietà precoci, poi i volumi hanno rispettato le stime. La siccità ha portato mediamente a calibri più piccoli. Dopo un esordio entusiasmante, i prezzi si sono ridimensionati.

Susine. A livello nazionale è un'annata di grande carica produttiva. Le varietà nere hanno difficoltà di vendita, le rosse vanno leggermente meglio, mentre le gialle - la cui produzione è ridotta - hanno un buon mercato.

Pere. La campagna della Carmen, varietà estiva per eccellenza, è partita col piede giusto: ottime rese ma, complice l'andamento climatico, minor pezzatura. E i prezzi variano molto in funzione proprio del calibro.

Fragole. Quest'anno le rese sono state inferiori alla media, i prezzi non sono stati entusiasmanti e più bassi degli ultimi due anni. C'è chi non ha rinnovato i propri programmi per la prossima campagna: è ipotizzabile una riduzione delle superfici dedicate in Romagna.

"Da questa analisi emerge come l'offerta ortofrutticola non sia ancora sufficientemente aggregata - rimarca il presidente dei frutticoltori di Confagricoltura - in modo da gestire i volumi e difendere i prezzi riconosciuti alla produzione. Una cosa però è chiara: bisogna produrre frutta di qualità. E' la qualità a fare la differenza sul mercato. Quest'anno beneficiamo del calo produttivo della Spagna, i cui produttori hanno fatto i conti con gli effetti delle gelate, ma il nostro sistema mostra ancora delle debolezze: ogni anello della filiera fissa il suo margine che scarica su quello precedente - conclude Walther Casadei- un percorso a ritroso che colpisce l'agricoltore: state sicuri che se c'è da rimetterci tocca sempre al produttore".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Frutta sempre più cara. "I rincari della filiera esagerati. Dal produttore al consumatore prezzi triplicati"

RiminiToday è in caricamento