Cronaca

L'ultimo saluto al baby calciatore: "Abbiamo perso un amico, un figlio, un pezzo di cuore"

Lutto cittadino a Villa Verucchio per i funerali di Lorenzo scomparso per un improvviso malore durante l'allenamento di calcio

Bandiere a mezz'asta e lutto cittadino a Villa Verucchio, nella giornata di lunedì, per i funerali del piccolo Lorenzo V. deceduto ad appena 9 anni per un improvviso malore che lo ha colpito durante un allenamento di calcio. Le esequie sono state officiale dal vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi, allo stadio del paese. Una cerimonia che ha visto una folta partecipazione di persone che hanno voluto dare l'ultimo saluto al baby calciatore. L'impianto sportivo è stato messo a disposizione proprio per garantire la sicurezza in questo periodi di pandemia con gli accessi presidiati e, tutti, che sono stati sottoposti alla misurazione della temperatura.

“L'amministrazione comunale partecipa commossa al dolore della comunità e si stringe intorno alla famiglia - ha dichiarato il sindaco, Stefania Sabba, a nome di tutta l'amministrazione. - Non ci sono parole per consolare i genitori e i parenti per questa grave perdita. Il nostro abbraccio va anche alla società sportiva alla quale il piccolo era iscritto e ai suoi compagni di squadra. Tutti noi abbiamo perso un amico, un figlio, un pezzo di cuore. Il cielo ha guadagnato un nuovo angelo. Riposa in pace piccolo!”.

funerale lorenzo vilardi 01-2

"Carissima mamma Valentina, carissimi papà Luigi e fratellino GianMarco - ha detto il vescovo Lambiasi nella sua omelia rivolta anche ai compagni di classe, di calcio e di catechismo di Lorenzo, ai familiari, ai parenti e agli amici - permettetemi di parlarvi di Lorenzo. Credetemi: vorrei farlo appena sottovoce, perché le mie parole possano arrivarvi più sentite, più intime e dirette al vostro buon cuore. Ma prima ancora vorrei ringraziarvi per il vostro ascolto e per la vostra delicata comprensione. La notte splenderà. La morte di Lorenzo avvenuta improvvisamente l’altro ieri qui vicino a questo campo di calcio ci ha fortemente scosso e commosso tutti. E’ calata la notte nel nostro cuore. Abbiamo sentito avvicinarsi il rumore assordante di un implacabile uragano. Ma ora che ci troviamo qui uniti e riuniti come una grande famiglia e sentiamo pulsare i nostri cuori come un cuore solo, vorrei dire a me e a tutti e ciascuno di voi di lasciare a Lorenzo il diritto della prima parola. La prendo da quanto ha confidato la mamma Valentina al parroco don PierPaolo. Ha raccontato che la sua canzone preferita era: La notte splenderà".

"La notte splenderà. Sì, oggi Lorenzo ci dice che la sua e nostra notte splenderà. Anzi l’alba, un’alba senza tramonto, è già sorta, grazie alla luce sfolgorante della parola di Gesù, che ci ha detto poco fa nel vangelo: “Questa è la volontà del Padre mio che mi ha mandato. Che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Ecco la famosa e spesso incompresa espressione “volontà di Dio”. Per Lorenzo come per tutti noi senza eccezione a volere la morte non è stato Dio. Ma Dio ha voluto che la fine della sua vita fosse l’inizio di una vita senza più fine. Insomma per Lorenzo a finire è stato solo il ‘primo tempo’. Un tempo breve, molto breve, certo. Ma Dio ha voluto che per lui cominciasse subito il secondo tempo, quello che non finirà mai più".

"La notte splenderà. Gesù non ha mai promesso che i suoi amici non sarebbero morti. Per Gesù – e ora è proprio Lorenzo a ricordarcelo – il bene più grande non è una vita lunga, un interminabile sopravvivere. Lorenzo ci insegna ad avere più paura di una vita sprecata e sbagliata che di una vita bella, anche se accorciata dalla morte. Lorenzo ci ricorda dobbiamo aver paura più di una vita incolore, inodore, insapore che di una vita breve ma piena di bene, esuberante di luce e di gioia. La notte splenderà. E noi tutti formeremo una grande comunità. Come questa di oggi, perché oggi viviamo un dolore grande con un più grande, incontenibile amore fraterno. Però un giorno formeremo una grande famiglia, ma con la felicità di una fraternità, senza più né lutto, né dolore, né pianto. Caro Lorenzo, dai. Lanciaci un assist tutti i giorni, fino a quando non verremo anche noi lassù, quando anche per noi la notte splenderà. E non ci sarà più nessun black-out per tutta l’umanità".

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