Danceandlove contro De Meis: "Sulla messa all'asta del marchi Cocoricò tante inesattezze"

Gabry Ponte interviene sul credito da 200mila euro che una delle sue società vanta nei confronti della discoteca riccionese e che ha portato al sequestro dei brand

“Le dichiarazioni rilasciate da Fabrizio De Meis, gestore del Cocoricò, sulla questione della messa all'asta dei marchi della discoteca presentano diverse inesattezze e soprattutto omissioni importanti". A voler fare chiarezze sulla messa in vendita dei brand Cocoricò, Titilla e Memorabilia pignorati dalla Danceandlove, nota società di produzione torinese fondata dal famoso dj Gabry Ponte, è lo stesso disk-jokey. "Quattro anni fa - spiega Gabry Ponte - Fabrizio de Meis mi contattò dicendomi che aveva bisogno di supporto per organizzare le serate estive del Diabolika, e mi propose una partnership con una delle mie società che si occupava, tra le altre cose, di produzione di eventi. Decisi di aiutarlo. Lo misi in contatto con i legali della Danceandlove e insieme finalizzarono un accordo. Alla fine dell’estate, anche a causa dei tragici eventi che portarono allo stop delle attività del locale imposto dalle autorità, la società che gestiva le attività del Cocoricò aveva un debito di 250.000 euro nei confronti della mia società. Danceandlove non ha mai imposto vincoli di tempo per il ripianamento del debito, sono state pretese solo serietà, coerenza, e rispetto delle scadenze pattuite di comune accordo. La linea d’azione è stata estremamente comprensiva e conciliativa nei confronti del Gruppo Cocoricò ed è stata volta fin dall’inizio a favorire la ripresa delle attività della discoteca e ad individuare qualsiasi ipotesi per una soluzione extra giudiziale della vicenda. Prova ne sia che sono state concesse da parte di Danceandlove numerose proroghe alle azioni giudiziarie in corso e accettate altrettante proposte di dilazioni di pagamento formulate dal gruppo Cocoricò e definite dallo stesso De Meis “finanziariamente sostenibili”, ma puntualmente gli impegni economici presi sono stati disattesi, e gli interlocutori spariti senza dare spiegazioni, per poi riapparire a ridosso di ogni nuova udienza con richieste di ulteriori dilazioni e con nuove promesse".

"Questa querelle è durata per oltre tre anni - conclude il dj. - Un tempo molto lungo, in cui il Cocoricò ha avuto modo di operare e di svolgere le sue serate con regolarità e senza impedimenti di sorta da parte della mia società. E’ stato anche concordato e sottoscritto un piano di rientro in sede giudiziale. Anche questo non è stato rispettato. Ed è per questo motivo che proprio il Giudice del Tribunale di Perugia ha in ultima analisi disposto la vendita dei marchi del Cocoricò tramite asta giudiziaria. Al momento, diversamente da quanto si legge nelle dichiarazioni del gestore De Meis, non mi risulta che sia stata formalizzata in maniera concreta da parte del Gruppo Cocoricò alcuna nuova proposta di rientro. Laddove dovesse pervenire, per il tramite e nelle sedi opportune, ribadisco che la mia società è assolutamente aperta, come lo è sempre stata in passato, a considerare qualsiasi proposta, a condizione che sia concreta, seria e soprattutto che venga rispettata. Quelli che ho esposto sono dati oggettivi, documentati in atti ufficiali, che è importante conoscere per non cadere nella trappola di chi usa il vittimismo come ultima strategia di contrattazione. Come ho già dichiarato sono molto dispiaciuto per la situazione di evidente difficoltà che il Cocoricò sta attraversando, ma confido ancora che le capacità imprenditoriali di chi la guida siano in grado di risolvere la situazione. Se così non sarà, auspichiamo che il marchio possa finire nelle mani di un imprenditore che sappia risollevarne le sorti e riportare il Cocoricò ai fasti che merita". 

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La vicenda risale al 2015 quando, in seguito alla chiusura della discoteca riccionese per la morte di overdose di Lamberto Lucaccioni, il dj torinese non sarebbe stato pagato dalla proprietà del locale. Un debito da 200mila euro che, non potendo essere saldato con la garanzia dei muri della discoteca, aveva visto i creditori puntare ai marchi famosi in tutto il mondo. Secondo l'attuale proprietà del locale sulla collina riccionese, a Ponte sarebbe stato già versato oltre il 50% di quanto dovuto e sono in corso el trattative per evitare che i brand finiscano all'asta.

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