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Gandola: "SanPa di Netflix non racconta la comunità, è squilibrato"

Il giornalista autore del libro 'Tutto in un abbraccio' che ripercorre gli oltre 40 anni di storia di San Patrignano

"Ero molto curioso di vedere questa docu-serie ma l'ho trovata parziale e squilibrata. Le prime tre puntate mi sono sembrate calibrate e interessanti, anche per quei documenti di 20-30 anni fa, video e tg della Rai, storicamente affascinanti. Nelle ultime due puntate, però, scivola nella rievocazione giudiziaria, si occupa solo dei processi di Muccioli. In sintesi Sanpa non racconta San Patrignano, si ferma a 25 anni fa". Lo ha detto il giornalista Giorgio Gandola, autore del libro 'Tutto in un abbraccio' che ripercorre gli oltre 40 anni di storia di San Patrignano, commentando la docu-serie 'SanPa: Luci e Tenebre di San Patrignano' targata Netflix. "La San Patrignano di oggi non viene raccontata, non esiste. Invece - prosegue - è la più grande comunità di recupero d'Europa, è partner dell'Onu e fa risparmiare 28 milioni di euro l'anno allo Stato perché lo stato italiano non è capace di recuperare i drogati, SanPa sì". "Ho trovato anche una scelta non equilibrata l'aver chiamato come testimoni principali della serie persone che se ne erano andate da San Patrignano, uno di loro è stato anche condannato per reati contro Muccioli. E' una operazione antipatizzante nei confronti di Muccioli che, lo ricordo, ha avuto due processi: in primo grado a Rimini è stato condannato ma negli altri due gradi è stato assolto. I Tribunali italiani dicono che era innocente, si è portato a casa due assoluzioni. Vedendo 'SanPa', invece, sembra sia caduto nel fango e con lui la sua comunità".

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