Gay Pride, il vescovo di Rimini prende distanze da processione di riparazione

Monsignor Francesco Lambiasi non approva il corteo Lgbt, che "non aiuta ad affrontare in modo costruttivo la rivendicazione di legittimi diritti delle persone omosessuali"

Nulla a che fare con la processione di pubblica riparazione, ma anche una decisa critica verso "l'ostentazione fin troppo esibita che vuole far passare il messaggio che ogni tendenza sessuale è uguale all'altra e che ogni desiderio è fonte di diritti". Il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi dunque, da un lato conferma quanto espresso da don Cristian Squadrani, parroco di San Giuliano borgo, in merito alla processione religiosa di espiazione del Summer Pride di fine mese, indetta dal comitato Beata Giovanna Scopelli. E lo fa con buona pace dello stesso comitato che ritiene la posizione di don Squadrani "personale" e dettata da "pressioni". Dall'altro, però, Lambiasi prende le distanze dal corteo Lgbt, che "non aiuta ad affrontare in modo costruttivo la rivendicazione di legittimi diritti delle persone omosessuali". Il vescovo, più nel dettaglio, "rispetta la libera iniziativa dei cristiani di porre in atto espressioni pubbliche di preghiera", ma "non può condividere il senso della processione" che, "al di là delle intenzioni personali, finisce di fatto per alimentare uno stile di contrapposizione e di polemica con il triste effetto di far sentire le persone con tendenze omosessuali giudicate a priori e allontanate dalla comunità cristiana".

Come insegna papa Francesco, infatti, "ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza". Tuttavia il vescovo esprime sia "forte riserva critica" nei confronti del raduno, sia, sempre "in comunione" con il papa, "la disponibilità all'accompagnamento di omosessuali e trans", rigettando la "teoria del gender quale 'colonizzazione ideologica'". La condizione delle persone omosessuali, conclude, "interpella le comunità cristiane e le sollecita a porre in atto concreti percorsi di fraterna accoglienza e di evangelico accompagnamento".

Dal canto suo il comitato Beata Giovanna Scopelli tira diritto e si scaglia contro chi banalizza la processione come un corteo di "uomini vestiti da preti" o ipotizza legami con Forza nuova. Nel precedente di Reggio-Emilia i sacerdoti erano cinque, "il resto erano uomini laici che prestavano servizio ad un atto liturgico", quindi vestiti da "chierichetti", si ricorda. Inoltre il Comitato è "religioso e non politico, lontano da qualsivoglia fine di partito o militanza politica. È fondato prettamente sui valori e sulla dottrina bimillenaria della Santa Chiesa, animato da una piena adesione al Cattolicesimo". Dunque la processione è "aperta a tutti" e le "uniche cose ammesse saranno gli stendardi di carattere religioso e votivo".

Da qui l'invito a partecipare a "tutti i fedeli", con "un occhio di riguardo ancora maggiore verso i sacerdoti, i religiosi e religiose. Per una "battaglia" che "non si fonda sui numeri proprio perchè la verità non si fonda su criteri numerici o soggettivi, ma su valori assoluti ed immutabili, non soggetti ad interpretazioni relativiste o socialmente intercambiabili". Così la pensa "una moltitudine di persone dotata ancora, grazie al Cielo, di quel minimo buon senso comune". E al corteo, fossero in vita, ci sarebbero anche "G.K. Chesterton, J.R.R. Tolkien, Giovannino Guareschi e perchè no, anche don Camillo", sentenzia infine il Beata Giovanna. 
(Agenzia Dire)
 

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