Cronaca

Genitori inferociti: "Ci hanno vietato di assistere alla laurea di nostra figlia"

I famigliari hanno inviato una lettera di protesta al Magnifico Rettore dell'Università di Bologna: "Ci sarebbero state tante possibilità di poter partecipare alla sessione"

Il giorno della discussione della tesi di laurea è, per tutti gli universitari, un momento unico ed emozionante che arriva al termine di un lungo e duro percorso di studi. Un coronamento dei propri successi che, da tradizione, viene condiviso coi famigliari i quali spesso e volentieri hanno "sponsorizzato" lo studente ma anche dagli amici che magari hanno condiviso ansie e problemi di chi si accinge a presentare ai professori il proprio lavoro. Un momento che, però, l'epidemia di Covid ha reso estremamente difficile da celebrare viste le restrizioni che vietano gli assembramenti e che lascia delusi i famigliari dei neo dottori. A protestare contro questa situazione è il signor Nicola De Conti, padre di una laureata presso il Campus di Rimini dell'Università di Bologna, che ha scritto al Magnifico Rettore dell'Ateneo proprio a causa dello sconforto vissuto in occasione della discussione della tesi della figlia. "In base a disposizioni prese in totale autonomia dal vostro Ateneo - spiega il papà della neo dottoressa - nessuno ha potuto assistere alla discussione e proclamazione di nostra figlia. Quindi con tale decisione assurda né i genitori o il fratello, né le nonne, né altri familiari stretti od amici di sempre hanno potuto godere di un momento unico nella vita, per loro e per la ragazza. Quindi con tale decisione assurda né i genitori o il fratello, né le nonne, né altri familiari stretti od amici di sempre hanno potuto godere di un momento unico nella vita, per loro e per la ragazza. Sarebbe stato sufficiente limitare l'accesso in aula a un numero limitato di persone opportunamente distanziate e con i dispositivi di protezione, come avviene in altri atenei. Siamo stati costretti ad assistere ad uno squallido disumano streaming in un bar, perché nemmeno l'accesso al campus era consentito, nemmeno a chi in possesso di green pass".

"La considero, Rettore, una violenza rispetto ai sentimenti di tutte le persone che avevano il diritto, in primis la laureanda, a condividere questo passaggio fondamentale con i propri cari - prosegue De Conti. - Faccio molta fatica a non esprimermi con altri termini meno riguardosi nei riguardi di chi ha sottratto momenti che nella vita si presentano una volta sola a persone di tutte le età, che tali momenti non potranno mai più vivere né ricordare. A ciò si aggiunga che, a detta di chi, da solo, ha affrontato l'esame finale, non vi è stata alcuna interazione con i componenti della Commissione, magari impegnati ad armeggiare con i propri cellulari. Non voglio nessuna risposta, voglio solo che i responsabili di tale scelte siano chiamati a darne conto a chi ha subito questa grave lesione". 

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