Giallo di Perticara, forse la depressione all'origine del gesto estremo di Leandri

Gli scritti lasciati dal 49enne bertinorese ritrovato cadavere in Valmarecchia lascerebbero trasparire la convinzione di una grave malattia

L'autopsia sul corpo di Oscar Leandri, il 49enne bertinorese ritrovato cadavere a Miniera di Perticara nella notte tra venerdì e sabato, verrà eseguita nella mattinata di martedì ma, gli inquirenti, sono oramai propensi a ritenere che lo speleologo dilettante abbia deciso di farla finita. A casa del dipendente del Comune di Cesena, appassionato di speleologia, gli inquirenti hanno trovato alcuni fogli manoscritti dai quali emergerebbe una profonda depressione nel quale il 49enne era precipitato. Un delirio lucido nel quale l'uomo, oltre a chiedere un generico "scusa" alla compagna e alla figlia 14enne, avrebbe lasciato anche alcune disposizioni per il suo funerale e indicato dove la donna avrebbe potuto trovare alcuni monili in oro e indicazioni sulla vendita della loro abitazione.

Non una vera e propria lettera di addio quanto, secondo gli inquirenti, appunti sparsi e disordinati dai quali emergerebbe anche il motivo che hanno indotto Leandri a togliersi la vita. Il 49enne, infatti, si sarebbe convito di essere affetto da un grave, per quanto generico, male. Una sorta di autodiagnosi, tuttavia, che non troverebbe riscontro nella documentazione medica ritrovata dagli investigatori dell'Arma nell'abitazione del bertinorese. Al momento, tuttavia, il pubblico ministero Elisa Milocco che indaga sul ritrovamento del cadavere ha aperto un fascicolo per omicidio. Un atto dovuto per permettere di eseguire l'autopsia e di indagare sulla morte dell'uomo. Gli stessi inquirenti confermano che, per quanto macchinoso, il metodo scelto per togliersi la vita sarebbe tecnicamente possibile.

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Leandri, infatti, è stato ritrovato riverso in un avvallamento del terreno davanti all'ingresso della miniera di Perticara, un luogo che conosceva bene dopo le numerose escursioni fatte all'interno dei cunicoli abbandonati. Le mani legate dietro la schiena, con una fascetta da elettricista, e la testa infilata in un sacchetto di plastica chiuso, all'altezza del collo, con alcuni giri di nastro adesivo ma con il rotolo che ancora pendeva.

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