Api vittime del clima e dei pesticidi, l'allarme dell'apicoltore

Le "sentinelle dell'ambiente" falcidiate dal meteo, Daniel Magnani: "Costretti a nutrirle per non farle morire di fame"

Invece di grondare di miele, come dovrebbe essere in questa stagione, le arnie sono piene di centinaia se non migliaia di api morte di fame e stenti. Un vero e proprio allarme quello che lancia l'apicoltore riminese Daniel Magnani che, da 6 anni, si occupa del settore accudendo 150 alveari alcuni anche nel cuore del borgo di San Giuliano. "Questa è una situazione che non vorremmo mai vedere - spiega. - Aprire le cassette e trovare tappeti di api morte e che hanno cercato di recuperare l'ultima goccia di miele per nutrirsi. Mi piange il cuore vedere queste cose". Il miele di acacia è la produzione di punta, che incide per il 40% sul mercato, ma quest'anno la raccolta è praticamente a zero.

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"Per far sopravvivere gli alveari - prosegue Magnani - siamo costretti a nutrire le api con acqua e zucchero per sostenerle ed evitare che muoiano di stenti. Il brutto tempo di questa primavera è solo la punta dell'iceberg di un settore che non è tutelato. Oltre al clima, che non ha favorito certo le fioriture, dobbiamo fare i conti con gli agricoltori che utilizzano pesticidi in maniera indiscriminata senza contare che la politica non ci ascolta. Tutto il comparto agricolo vive grazie a noi apicultori che, senza riceve nulla in cambio, impolliniamo le coltivazioni e, invece, ci ripagano con antiparassitari che uccidono le api".

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