Giovanissimo triatleta perde tre dita facendo scoppiare un petardo artigianale

A processo gli amici che si trovavano con lui accusati di concorso in lesioni gravissime

Si è conclusa con un'assoluzione il calvario giudiziario di un gruppo di giovanissimi triatleti, accusati di concorso in lesioni aggravate, dopo che un loro amico perse tre dita e riportò gravi lesioni a un occhio nello scoppio di un petardo artigianale. La vicenda risale alla primavera del 2015 quando, il gruppo di amici tutti tra i 12 e i 13 anni, decise di festeggiare in maniera azzardata la fine di una gara. Nei giorni antecedenti, secondo quanto emerso, avevano fatto incetta di botti e, come spesso accade a quell'età, avevano svuotato i petardi per accumulare la polvere pirica e creare una bomba carta artigianale. Il progetto era stato condiviso dai vari membri del gruppo che, tra le altre cose, si erano scambiati una serie di messaggi su Whatsapp con le foto che documentavano la realizzazione del maxi petardo. Il 30 maggio del 2015 si erano poi riuniti tutti insieme e il 13enne, armato di accendino, aveva dato fuoco alla miccia. Il botto artigianale, però, era scoppiato prima del tempo e, il ragazzino, era rimasto ferito dall'esplosione tanto da perdere tre dita della mano e riportare gravi lesioni alla cornea di un occhio con una prognosi iniziale, stilata dai medici del pronto soccorso, di 3 mesi. I quattro amici, che in quel momento si trovavano con lui, vennero identificati e indagati per concorso in lesioni aggravate. Il giudice, tuttavia, li ha assolti ritenendo che l'essere presenti, senza aver materialmente dato fuoco alla miccia, non si configura come reato.

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