Gnassi: "La tassa europea su prodotti alimentari mette a rischio eccellenze riminesi"

A finire nell'elenco del cibo spazzatura anche le eccellenze gastronomiche, il presidente della Provincia di Rimini: "Pronti a sostenere le contromisure"

L'Onu pensa a far entrare in vigore quella che è considerata in assoluto la prima "fat tax": la tassa sul cibo spazzatura ricco di grassi saturi. I proventi dovrebbero essere utilizzata per sostenere il consumo di frutta e degli altri alimenti della dieta mediterranea in un Paese come l'Italia dove un terzo dei ragazzi italiani è obeso o in sovrappeso. Il problema, però, è che a finire nel mirino sarebbero anche delle eccellenze regionali che, solo nella provincia di Rimini, vedrebbero entrare nell'elenco l’olivo extravergine delle colline di Romagna, il formaggio di fossa o il prosciutto di Carpegna. A tuonare contro questa iniziativa è Andrea Gnassi, nella veste di presidente della Provincia di Rimini, che sostiene le contromisure italiane a questa nuova legge.

“A fine settembre 2018, l’ONU deciderà se dare un colpo mortale al made in italy. In quella giornata sarà infatti discussa la proposta di tassare pesantemente i prodotti alimentari contenenti grassi, sale e zuccheri, ipotizzando inoltre l’inserimento di avvisi di pericolo sulle confezione di questi cibi, sul modello di quello che avviene per le sigarette. Andando nel concreto, a finire in questo ‘paniere’ da penalizzare sarebbero tra gli altri la pizza, il vino, i formaggi, il parmigiano reggiano, il prosciutto, l’olivo d’oliva, e così via. Il meglio delle nostre produzioni alimentari, le eccellenze enogastronomiche dei territori italiani considerati alla stregua di un pacchetto di sigarette. Per l’ONU, l’olivo extravergine delle colline di Romagna (che si produce tra Valmarecchia e Valconca), insignito della Dop, sarebbe da ultra tassare e poi marchiare col bollino rosso di ‘pericolo’, così come il formaggio di fossa o il culatello di Zibello o il prosciutto di Modena, Parma e Carpegna e così via per i 44 prodotti doc e dop certificati dell’Emilia Romagna e le altre centinaia di prodotti della tradizione italiana a filiera controllata. Il meglio della dieta mediterranea che potrebbe finire in fuorigioco: una perdita di 1,5 miliardi di esportazioni e di quasi 2 milioni di posti di lavoro, considerando una fetta di prosciutto o di formaggio di qualità nocivo come due pacchetti di sigarette! Sembra uno scherzo ma non lo è. Per questo anche la Provincia di Rimini sostiene le contromisure italiane alla direzione sbagliata che va prendendo l’ONU, ribadendo sulla base di innumerevoli ricerche mediche e sanitarie la salubrità e il benessere ‘provocati’ della dieta mediterranea. Quei prodotti, i nostri prodotti, sono parte di una tradizione, di una cultura, di filiere sane e controllate che hanno nella cura delle persona il loro scopo. Fatti con amore e con le mani, al meni. Bollarli come ‘pericolosi’ significherebbe prima di tutto fare un torto alla ragione e paradossalmente aprire ancora più la strada ai sostituti chimici e agli additivi degli alimenti. Ma vogliamo scherzare?”

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