I delfini riminesi rimangono sotto sequestro a Genova, lo ha deciso la Cassazione

Confermato dalla suprema corte il sequestro preventivo dei mammiferi ospitati nel delfinario di piazzale Boscovich dopo che la Procura della Repubblica aveva indagato i responsabili della struttura per maltrattamento di animali

La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo dei delfini del Delfinario di Rimini, disposto lo scorso mese di agosto, respingendo il ricorso presentato dalla società titolare della struttura. A renderlo noto, in un comunicato congiunto, sono le associazioni Lav, Marevivo ed Enpa, parlando di "nuova clamorosa sconfitta" per il delfinario. Proprio "per mettere fine alle prigioni d'acqua, agli acquari e ai delfinari, che costringono i grandi cetacei a comportamenti innaturali", da sabato 28 marzo Lav e Marevivo lanciano una petizione con cui chiedono al Governo e al Parlamento una nuova legge che vieti l'importazione di delfini e di altri cetacei a fini di spettacolo. "Questa nuova autorevole pronuncia dell'Autorità giudiziaria - dichiarano Lav, Marevivo ed Enpa - conferma ancora una volta, dopo il pronunciamento del Tribunale del Riesame, il sequestro preventivo degli animali, stabilendo che i delfini non debbano tornare al delfinario e che le informazioni raccolte dalla magistratura e della polizia giudiziaria siano sufficienti a prefigurare la necessità del sequestro ed il fumus del reato di maltrattamento". Lav, Marevivo ed Enpa chiedono poi al "sindaco di Rimini, che ad oggi non ha neanche risposto alla richiesta di incontro delle associazioni", di prendere atto "della conferma delle ipotesi di reato e del sequestro" e di abbandonare "il progetto di costruzione di un nuovo delfinario sul territorio di Rimini. Chiediamo che non si costruisca una nuova prigione per i delfini e che non si spendano milioni di euro dei cittadini. Anche il Sindaco di Rimini - concludono - prenda atto che il 68% degli italiani vorrebbe proibire i delfinari e che per l'81% di loro i delfini sono più felici in natura". Le tre associazioni concludono ringraziando il Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato e la magistratura "per aver reso possibile questa nuova importante pronuncia a tutela dei delfini".

Il sequestro era stato disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari di Rimini su richiesta dalla Procura della Repubblica dello stesso Tribunale, a seguito di indagini eseguite dal Corpo forestale dello Stato - Servizio Centrale CITES - che era intervenuto presso la struttura a fine luglio. L'intervento, che aveva visto la sinergia di una task force interministeriale composta da funzionari del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, da medici veterinari del Ministero della Salute e da esperti di mammiferi marini, e che era mirato a verificare il rispetto della normativa in materia di giardini zoologici - portava all'accertamento di diverse irregolarità amministrative, a causa delle quali, il Corpo forestale dello Stato aveva elevato sanzioni amministrative per circa 18mila euro.  Tra le irregolarità riscontrate: assenza di riparo dal sole e dalla vista del pubblico, carenza di un adeguato sistema di raffreddamento e di pulizia dell'acqua, nonché vecchie vasche di contenimento irregolari non adatte a consentire un adeguato movimento dei tursiopi e a garantirne la salute fisica e psichica, costretti ad una convivenza coatta nel gruppo sociale dove erano inseriti.  I delfini per di più non erano sottoposti ad un idoneo programma di trattamenti medici veterinari come testimonia l'assenza di vasche predisposte a tal fine, o adibite alla quarantena o ad ospitare le femmine durante il periodo di gravidanza e allattamento. Oltre a questi illeciti è stato ipotizzato il reato di maltrattamento animale. 

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