Decisione lampo del Tar: subito rigettato il ricorso per la riapertura del Cocoricò

In un controricorso, il Codacons chiede ai giudici del Tribunale Amministrativo Regionale di rigettare le richieste del locale

Il Cocoricò di Riccione, tramite i suoi legali l'avvocato Alessandro Catrani di Rimini e il professor Marco Dugato dell'Università di Bologna, ha depositato un ricorso al Tar dell'Emilia Romagna chiedendo misure cautelare urgenti contro la decisione del Questore di Rimini di chiudere la discoteca per un periodo di 4 mesi a seguito della morte del 16enne Lamberto Lucaccioni. A stretto giro di posta è arrivata la risposta del Codacons, che aveva già annunciato un controricorso aspettandosi la mossa della discoteca della Perla Verde, con un intervento al Tribunale Amministrativo Regionale dove si chiede che vengano rigettate le richieste del locale.

In particolare l'associazione ha chiesto al Presidente del Tar di convocare con urgenza il Questore di Rimini e lo stesso Codacons prima di esprimersi sul ricorso del Cocoricò, e di non assumere alcuna decisione senza prima aver udito le parti. "Combatteremo contro il tentativo di riformare il provvedimento della Questura che appare non solo corretto ma doveroso - spiega l'associazione in una nota - e contrasteremo dinanzi ai giudici del Tar le richieste della discoteca".

Nel tardo pomeriggio di venerdì, tuttavia, è subito arrivata la doccia fredda per il locale riccionese con il giudice monocratico che ha respinto l'istanza di sospensiva. E' stata fissata, per la trattazione collegiale nel merito, una camera di consiglio il 10 settembre.

"Ritenuto che l'afflittività della misura cautelare preventiva con riferimento al principio ordinamentale, anche Comunitario, di proporzionalità meglio potrà essere apprezzata in sede di esame collegiale - si legge nel dispositivo del Tar - quando poco più di un quarto del periodo di interdizione dell'attività sarà trascorso. Rilevato che l'affermazione di una gestione (rinnovatasi da appena cinque mesi) fortemente impegnata in una importante opera di prevenzione e di contrasto del c.d. 'sballo', mal si concilia con l'adombrato conflitto di interessi dell'Autorità emanante e con la chiamata in causa dei 'genitori', fermo restando che il grado di coinvolgimento dei suddetti soggetti esula completamente dagli apprezzamenti giuridici da formulare in questa sede processuale", scrive il giudice decidendo di respingere l'istanza di sospensiva.

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MINACCE DI MORTE AL QUESTORE
Intanto sono arrivate delle minacce di morte al Questore di Rimini, Maurizio Improta che, tuttavia, non ha voluto commentare la circostanza. Sono una cinquantina, soprattutto su Internet e social network. Sono state raccolte dalla polizia postale e consegnate in un'informativa alla Procura della Repubblica di Rimini. Il questore sarebbe stato preso di mira in seguito al provvedimento di sospensione della licenza del Cocoricò.
 

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