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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

I medici di base stremati: "Siamo un esercito addestrato, ma ci soffocano con burocrazia e telefonate"

In una lettera lo sfogo di 90 medici: "E' necessario potenziare il 1500 e il Dipartimento di sanità pubblica, non riusciamo a gestire tutto noi"

Troppa burocrazia e una rete che va avanti per inerzia. E' il pensiero di una novantina di medici di Rimini, giunti al punto di sfogarsi e di dire pubblicamente che il sistema, così come strutturato, non funziona più. "Siamo come in guerra, c'è a disposizione un reggimento, siamo addestrati alla battaglia, ma anziché metterci in prima linea finiamo costretti chiusi in ufficio per giorni a fare fotocopie". Sbottano i medici di Medicina generale della provincia di Rimini e in due lettere, firmate da 90 colleghi e indirizzate rispettivamente a Istituzioni e cittadini, mettono nero su bianco i tanti problemi della categoria. Una iniziativa simile è stata presa anche a Ravenna da 200 medici. "Siamo soffocati da una burocrazia che non ci compete, siamo dei certificatori", spiega Corrado Paolizzi, consigliere della Federazione italiana dei medici di medicina generale di Rimini.

I medici di base diventano parafulmine

Tanti i problemi elencati: dai servizi come il 1500 al Dipartimento di sanità pubblica che "rimandano continuamente" il paziente alla consultazione del medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta "nella stragrande maggioranza dei casi" in modo "inappropriato". Dunque è "necessario potenziarli adeguatamente". Se medici e pediatri "possono in qualche modo contribuire al miglioramento di queste dinamiche, è necessario che le azioni siano prima concordate sul piano pratico e anche economico e che venga lasciata la libertà di adesione", si spiega ancora. Da qui l'ipotesi di un tavolo di lavoro permanente. Va anche esplicitata la possibilità di certificare la malattia in contumacia e occorre introdurre la possibilità per il paziente di autocertificare lo stato di malattia.

Ancora, tutto ciò che riguarda le certificazioni Covid "deve essere gestito dalle apposite commissioni o dai Dipartimenti di sanità pubblica". Insomma, conclude la lettera, "sovraccaricare il nostro tempo, disperdere le nostre energie e toglierci libertà e autonomia d'azione porta a danni che riguardano noi medici di famiglia, i pazienti e quel lavoro che le istituzioni cercano di programmare ed attuare in questa pandemia". "Non siamo né eroi, né vittime - rimarca Paolizzi - i pazienti li amiamo" e "vogliamo gestire le patologie in acuto, fare diagnosi, proporre terapie, monitorare quelli con patologie croniche, farci propositivi nella medicina preventiva, accompagnarli nei momenti più critici della loro vita e poter curare il nostro aggiornamento professionale".

Il duro sfogo

Nella lettera ai cittadini, i medici scrivono che "ci sono stati tanti strilloni che ci hanno insultato pubblicamente per qualche mancata risposta o per aver disatteso le aspettative, mentre la stragrande maggioranza sta continuando a lavorare silenziosamente a testa bassa". E se non si risponde "H24 e sette giorni su sette o se non si eseguono compiti che non competono, non si sta facendo nulla di strano": per soddisfare queste necessità ci sono altri servizi. Se il telefono è occupato è "perché il flusso di chiamate è intenso e continuo"; se la risposta ai messaggi "non è immediata è perché è l'ennesimo degli innumerevoli". Dai medici arriva infine "grandissima solidarietà e vicinanza a tutti i colleghi, infermieri, Oss". E una richiesta ai riminesi e alle istituzioni: "Vogliamo poter fare bene il nostro lavoro" e "per fare questo abbiamo bisogno di voi: aiutateci ad aiutarvi".

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