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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

I pensionati protestano contro la manovra finanziaria davanti alla Prefettura

I sindacati di SPI-CGIL Rimini, FNP-CISL Romagna e UIL Pensionati Rimini chiedono al premier Conte "una correzione di rotta"

Sono scesi in piazza nella mattinata di venerdì, per protestare davanti alla Prefettura di Rimini, le organizzazioni sindacali dei pensionati SPI-CGIL Rimini, FNP-CISL Romagna e UIL Pensionati Rimini. Al centro della controversia la "preoccupazione e il disappunto rispetto all’approvazione della Legge di Bilancio 2019" le cui novità "si pongono in conflitto con le priorità e gli obiettivi che abbiamo voluto enunciare, come organizzazioni sindacali, all’interno della piattaforma di proposta" presentata al premier Conte. "Oltre al metodo oggettivamente discutibile con cui questa Legge di Bilancio è stata approvata in Parlamento - spiegano le sigle sindacali - e senza un confronto di merito con le forze sociali, vogliamo sottolineare l’assenza di misure concrete in favore dello sviluppo e della crescita, con un taglio degli investimenti pubblici previsti; l’insufficiente attenzione dedicata all’occupazione, specialmente quella giovanile, con misure non adeguate per la riduzione del costo del lavoro a tempo indeterminato; l’aver trascurato salute e politiche sociali, su cui emergono un de-finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale e scarsa consapevolezza rispetto a uno dei temi cardine di una società italiana che invecchia sempre più, che è la questione della non autosufficienza; la mancanza di chiarezza rispetto al nuovo strumento del Reddito di Cittadinanza, con il rischio di disperdere un importante capitale costruitosi in seguito al varo del Reddito d’Inclusione (REI) integrato poi dal RES per quanto riguarda la nostra regione; inoltre, tema a noi particolarmente caro, notiamo come per l’ennesima volta manchi una politica di lungo respiro sulla previdenza: non vi sono ad oggi elementi di garanzia e certezza rispetto alla cosiddetta “quota 100”, in compenso si procede ancora una volta, cosa per noi inaccettabile, a fare cassa a danno dei pensionati italiani confermando la riduzione - blocco sostanziale della perequazione delle pensioni superiori ad un importo pari a 1.500 euro lordi. Infine, ma non ultimo, denunciamo un pericoloso arretramento delle politiche di inclusione causate dal decreto sicurezza".

"Non possiamo che prendere atto con delusione - concludono i sindacati - del fatto che il Governo abbia scelto di ignorare del tutto una serie di questioni connesse sempre con il tema della previdenza e che già trovavano un primo riconoscimento nelle intese sottoscritte con i precedenti Governi: la necessità di consolidare gli istituti di previdenza complementare, di predisporre un progetto di pensione di garanzia per i giovani, di dare un riconoscimento strutturale in termini contributivi al lavoro di cura, lavoro di cura che ad oggi risulta scaricato prevalentemente sulle spalle delle donne, di costruire uno strumento più adeguato per la rivalutazione delle pensioni ripristinando la Legge 388/2000 e di avviare finalmente il processo di separazione dei Fondi assistenziali da quelli per la gestione della Previdenza Pubblica. In mancanza di una correzione di rotta attraverso il confronto agiremo di conseguenza e di concerto con le nostre Confederazioni per ulteriori iniziative di mobilitazione".

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