I pubblici esercizi scendono in piazza: "Coniugare sicurezza e lavoro è possibile"

Callà: "Protestiamo perché la categoria sta pagando un conto economico salatissimo e le conseguenze rischiano di essere drammatiche”

I gestori dei pubblici esercizi dell’Emilia-Romagna sono pronti a protestare in piazza Maggiore a Bologna, mercoledì 28 ottobre alle 11.30, e allo stesso tempo occupare le principali piazze di 10 città capoluogo di Regione per ricordare il valore economico e sociale del settore e chiedere alla politica un aiuto per non morire. La protesta, dopo le nuove limitazioni del governo per cercare di frenare il contagio da Coronavirus, è stata organizzata da Fipe – Confcommercio che spiega come "la seconda ondata di Covid-19 sta mettendo definitivamente in ginocchio tutto il settore dei pubblici esercizi". Un’emergenza nell’emergenza sulla quale le associazioni di categoria con in testa la Fipe accenderanno un riflettore e Anche Rimini sarà presente con una delegazione di rappresentanti e operatori di pubblici esercizi che partirà alla volta di Bologna. Obiettivo: ricordare i valori economici e sociali della categoria, che occupa oltre un milione e 200mila addetti e chiedere alla politica di intervenire in maniera decisa e concreta per salvaguardare un tessuto di 340mila imprese che prima del Covid19, nel nostro Paese generava un fatturato di oltre 90 miliardi di euro ogni anno.

“Comprendiamo l’emergenza sanitaria e la gravità del momento – spiega il presidente di FIPE della provincia di Rimini e vicepresidente regionale, Gaetano Callà - ma coniugare sicurezza e lavoro è possibile e deve essere l’obiettivo principale del governo e di tutta la politica. In questi mesi abbiamo investito tanto in sanificazioni, dispositivi di protezione per lavoratori e clienti e misure di sicurezza all’avanguardia. Sono stati fatti sacrifici importanti, con senso di responsabilità e attenzione al bene comune, siglando protocolli e rispettando le regole. La categoria sta pagando un conto economico salatissimo e le conseguenze rischiano di essere drammatiche. Chiediamo dunque alle istituzioni di tener conto dei sacrifici degli operatori prevedendo strumenti concreti e adeguati incentivi per risollevare il comparto. E’ necessario tutelare un settore che rappresenta un’autentica ed indiscussa eccellenza. Scendiamo in piazza per evidenziare pubblicamente, una volta di più, questa situazione senza precedenti. Misure che servono immediatamente per evitare si concretizzino le stime dei nostri Uffici studi, che per la fine dell’anno nel nostro settore ipotizzano la chiusura sul territorio nazionale di 50mila aziende e la perdita di 350mila posti di lavoro. Se dovesse accadere sarebbe una pesante sconfitta per tutti, politica, economia e società”.

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