Il Comune di Bologna piange la scomparsa del clochard riminese trovato cadavere

L'assessore al welfare Luca Rizzo Nervo ricorda Leonardo Romani morto nel suo giaciglio di fortuna del parco Cavaioni


"Sono giorni di tristezza e dolore per i servizi che si occupano di grave emarginazione sociale, di 'Piano Freddo', di persone che vivono l'esperienza della strada". Lo scrive in una lunga nota l'assessore al welfare Luca Rizzo nervo dopo il ritrovamento del cadavere di Leonardo Romani, 46enne riminese che "Da anni viveva in strada e che aveva deciso di dormire dentro una tenda all'interno della boscaglia di Parco Cavaioni". Le cause del decesso non sono ancora state stabilite, aveva fatto uso di sostanze in passato per poi rifugiarsi nell'alcol: "Ho condiviso con tanti di voi in questi mesi lo sforzo messo in campo, come ogni inverno e quest'anno ancora di più, per offrire vicinanza, relazione e soluzioni di riparo alle persone senza fissa dimora attraverso il 'Piano freddo'" aggiunge Rizzo Nervo "mi sembra giusto condividere anche questo momento di dolore, in cui si sente forte il peso dell'impotenza davanti alle tragedie, in cui ci si chiede cosa si sarebbe potuto fare di più e di meglio oltre il tanto, straordinario, che gli operartori fanno, ogni giorno, ogni notte. La verità è che il rischio zero non esiste, nonostante gli sforzi e che questo ci deve mantenere alta l'attenzione, far sentire il morso quotidiano di fare sempre di più e di non accontentarsi mai". 

CHI ERA LEONARDO? Era stato accolto dal Servizio Bassa Soglia nel 2014 a seguito di una scarcerazione e un affido di 10 mesi alla Comunità Papa Giovanni. Nel 2014 inizia un percorso socio-lavorativo presso Abba (per poi ripeterla nel 2015). Seguito dal centro di Saute Mentale e Sert di Riccione, viene accompagnato dai servizi a far richiesta di invalidità, che gli viene riconosciuta al 75% per disturbo della personalità e percepiva una pensione.

Il 16 gennaio 2016 acconsente al collocamento alla struttura di ricovero notturno Rostom, quella dedicata ai casi che associano alla fragilità sociale una fragilità sanitaria, per poi uscire autonomamente il 22 febbraio 2016 dopo aver dato comunicazione via mail ai servizi di non riuscire ad avere una vita comunitaria e di far fatica ad accettare luoghi in cui la presenza degli altri fosse obbligatoria. Poco dopo il Servizio Mobile lo intercettò ma poi la Polizia Municipale lo sgomberò da dove era collocato, a Villa Ghigi.

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