Il Comune di Rimini festeggia gli 80 anni di Costantino Lucchi

Cerimonia a palazzo Garampi per il mitico allenatore dei Delfini e di migliaia di ragazzi riminesi

Lo scenario è quello dell’Ina – Casa e gli anni sono quelli magici del boom economico del decennio tra il ’60 e il ’70. Sono decine e decine i bambini delle giovani famiglie, che hanno trovato casa nel nuovo quartiere popolare della città in espansione, che corrono nei pomeriggi assolati d’estate dietro al pallone nei grandi spazi verdi dei cortili e di quello che diventerà il parco Marecchia. Decine e decine di adolescenti, molti dei quali riusciranno con successo a trasformare quell’energia libera e selvaggia in qualcosa di più e a trovare successo nel calcio grazie a figure quasi leggendarie del quartiere come Costantino Lucchi, “Titti” per tutti, “il postino”.

Piccolino, col perenne sorriso aperto a tutti, Lucchi è stato l’uomo di riferimento di quell’epoca per tantissimi, capace di trasformare con la propria passione e il proprio impegno ragazzini ribelli in calciatori. Lo è stato per ragazzi finiti poi in squadre importanti (qualcuno in .A e B) come Giuseppe Angelini (attuale allenatore del Santarcangelo), Mirco Fabbri (diventato capocannoniere in C1), Fabrizio Mastini, Marco Muratori, e poi Federico Capanni, Carletto Peroni, Tamburini, e tanti altri che sono stati l'anima della squadra e delle squadre delle città vicine – Riccione, Bellaria, Santarcangelo - dove Lucchi li indirizzava per il proseguo di carriera. Ma lo è stato per migliaia di altri che con lo sport ha accompagnato nel loro percorso di crescita nella vita.

“Quella di Lucchi - ha detto il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi, che proprio nei Delfini ha iniziato a tirar i primi calci ‘seri’ a un pallone e che oggi lo ha voluto incontrare con l’assessore allo Sport Gian Luca Brasini per festeggiare gli ottantanni – è la storia di un riminese che ha dato tanto alla città. Le città si tengono unite, sentono di essere collettività anche grazie a storie di vita come la tua e testimoniare la vicinanza a quello che hai fatto crediamo possa essere il modo migliore di riconoscere il valore sociale ed educativo dello sport come scuola di vita. Lì, con maestri di sport come te, io e tanti altri abbiamo imparato i valori più veri dello sport, dello stare insieme, di essere squadra con un unico obiettivo, valori che, appresi nel momento più fecondo di ognuno di noi come quello dell’adolescenza, ci hanno portato ad essere quello che oggi ancor siamo, viviamo, crediamo. Ed è per questo che ti ringraziamo a nome della Città.”

La squadra era “I Delfini”, Lucchi “il suo profeta”, con una figura di riferimento, quella di Don Andrea, parroco di San Raffaele Arcangelo. Ed era proprio nei campi a fianco della parrocchia che si tenevano gli allenamenti arrivando ognuno con la propria bicicletta. Li seguiva, li indirizzava, li accompagnava a tutte le partite con quell’improbabile – e oggi pericolosissimo – Volkswagen azzurrino, ultimo acquisto che aveva definitivamente sostituito la scassata 600.

"Per 30 anni, a partire dal 1964 – ha ricordato Lucchi in un’intervista - mi sono occupato dei Delfini, gruppo sportivo che era nato due anni prima. Il campo di calcio ci è stato dato solo negli anni 1975-76. I primi tempi gli allenamenti si svolgevano dove adesso è situata la chiesa, perché lì si trovava un campetto. Le partite regolari, invece, si effettuavano a Lagomaggio o ai Padulli. La società sportiva dei Delfini faceva capo alla parrocchia e lo spirito che animava la sua attività era quello della partecipazione di tutti i giovani aderenti, nessuno escluso. L'attività agonistica fungeva anche da antidoto contro i problemi che affliggevano il quartiere come, purtroppo, la diffusione della droga negli anni Settanta e Ottanta.”

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