Mercoledì, 19 Maggio 2021
Cronaca

"Il covid aiuta le mafie", i sindacati chiedono protocolli per arginarle

Il segretario Cgil della provincia di Rimini Isabella Pavolucci: con la pandemia "le fragilità delle strutture sono esplose e ne sono venute avanti altre"

L'emergenza sanitaria in corso sta accelerando i processi legati alla presenza della criminalità organizzata anche in Romagna. E "se non vengono interrotti in tempo possono portare a uno stravolgimento della società. L'idea della coesione sociale è ancora forte, ma occorre difendere questo modello con strumenti specifici". Antonella Micele di Avviso pubblico presenta in diretta facebook il Manifesto per la legalità in Romagna, realizzato con Libera e i sindacati, con tre filoni di analisi su turismo, logistica e porto di Ravenna, caporalato e agromafie. Sono otto le proposte lanciate, entra nel dettaglio, Franco Ronconi di Libera: Tavolo della legalità in ogni provincia romagnola; contrasto al tentativo di mettere le mani sugli aiuti economici a seguito dell'emergenza Covid-19 attraverso autocertificazione e tracciabilità finanziaria; protocolli di legalità per il turismo; Sportelli antiusura in ogni provincia, con fondo per le vittime; protocolli di legalità nel lavoro in tutte le provincie, un Protocollo di legalità per l'Hub portuale di Ravenna; misure contro il caporalato, dai maggiori controlli ai codici etici; Accelerazione della destinazione a fini sociali dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Il virus ha "ampliato la forbice tra ricchi e poveri" e qui sguazza la mafia, prosegue Ronconi ricordando i due processi romagnoli Black monkey sul gioco d'azzardo e Re Nero con i quasi 27.000 soggetti che "tra 2006 e 2014 hanno esportato e ripulito nella Repubblica di San Marino un tesoro di oltre 22 miliardi di euro".

Per quanto riguarda le confische, prosegue, all'11 novembre in regione sono 892 le particelle confiscate, di cui "solo" 163 destinate, 202 in attesa di giudizio, 500 in attesa di essere destinate. In Romagna 66 sono in attesa di giudizio e 38 da destinare. Più nello specifico del turismo entra il segretario Cgil della provincia di Rimini Isabella Pavolucci: con la pandemia "le fragilità delle strutture sono esplose e ne sono venute avanti altre", come conferma il sequestro pochi giorni fa di un'azienda di sanificazione. D'altronde è "stato fondato uno sviluppo sulla mancanza di vincoli e regole, sullo sfruttamento del lavoro", su strutture in affitto fino al 70%, continua la sindacalista, politica dei prezzi al ribasso, lavoro irregolare, evasione fiscale, irregolarità in appalti ed esternalizzazioni. Su questi ultimi occorre "interrompere il meccanismo che scarica sui lavoratori la competitività", realizzare protocolli in tutte le Prefetture e tavoli per accelerare la destinazione dei beni confiscati, puntare sulla cultura della legalità, a partire dalle scuole. "È più importante salvare la stagione turistica o mettere a nodo il problema", si chiede il segretario regionale della Uil Giuliano Zignani invocando un patto regionale su sicurezza e legalità, che coinvolga le associazioni di categoria. L'auspicio è anche avere il prima possibile in Romagna la Commissione nazionale Antimafia: "I sindaci- conclude- non devono avere paura a stare della parte della legalita'".

Il numero uno regionale della Cisl, Filippo Pieri, sottolinea l'importanza del Patto regionale per il lavoro e il clima, in fieri, per il quale le parti sociali spingono tra l'altro sull'efficacia dei controlli, in particolare sugli appalti. Arrivando a logistica e porto di Ravenna, Roberto Baroncelli della Cisl Romagna pone l'accento sulla regolarità dei contratti e sulla necessità di un protocollo sugli appalti che escluda le aziende che non rispettano le norme. Mentre contro il caporalato, aggiunge Marcello Borghetti della Cst-Uil di Cesena, serve agire anche sulla prevenzione. Nelle campagne ci sono migliaia di addetti stranieri: il fabbisogno per la provincia di Forlì-Cesena e' di oltre 7.400 persone, 9.000 per il ravennate e circa 1.200 per il riminese. Oltre la metà è impiegata negli allevamenti, il resto nelle campagne di raccolta. A ciò si aggiunge la concorrenza sleale tra aziende agricole, su cui Borghetti sollecita le rappresentanze a intervenire, sottolineando la necessita' di potenziare l'Agenzia del lavoro e le cabine Inps, di agire sulla remunerazione dei prodotti e sull'abbattimento dei costi di lavoro. I sindacati, gli fa eco il segretario regionale della Cgil, Luigi Giove, provano sempre a costituirsi parte civile nei processi contro il caporalato, ci ragionano anche per quello che riguarda la zona tra Forlì e Bagnara. La presenza delle mafie porta con sè però anche effetti indiretti, come la concorrenza sleale, e per ridurre i due fenomeni serve "una forte coesione tra associazioni, sindacati, enti e Istituzioni" e "vorremmo avere con noi anche le associazioni datoriali". Cosi' da evitare, conclude, che "la fragilità delle persone crei forme di sfruttamento".

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