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Il dipinto 'rubato' dai frati e portato a Rimini torna ad Ancona

Era stato portato via dai Frati missionari del Preziosissimo Sangue nel 2003, quando lasciarono Ancona alla volta del Santuario della misericordia di Rimini

Il dipinto che mancava da 17 anni è tornato al suo posto, ma ci resterà per poco. La “Madonna portata in volo da un coro di putti”, dell’artista Claudio Ridolfi, sarà presto trasferita dalla chiesa di San Gaspare del Bufalo di Ancona al museo diocesano. Era stata portata via dai Frati missionari del Preziosissimo Sangue nel 2003, quando lasciarono Ancona alla volta del Santuario della misericordia di Rimini. Sabato è stata riconsegnata alla parrocchia di Brecce Bianche dopo l’indagine dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Ancona, in collaborazione con i militari delle compagnie di Ancona e Rimini, coordinati dal pm Rosario Lioniello.

Nell’indagine per spostamento illecito di beni culturali rientra anche un prete la cui posizione, secondo fonti investigative, viaggia verso l’archiviazione. Il lavoro degli investigatori però non è finito: "Mancano dei confessionali e un organo - ha spiegato Carmelo Grasso, comandante del nucleo carabinieri Tpc - siamo sicuri che nella Chiesa del Gesù c’erano quattro confessionali progettati dal Vanvitelli, due dei quali furono portati a San Gaspare dopo la guerra, poi da qui sono evidentemente andati in qualche altra chiesa. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi - ha proseguito rivolgendosi ai fedeli presenti - la proprietà di questi beni è della diocesi, quindi di tutti noi. Se avete delle fotografie di matrimoni avvenuti prima del 2003 dove si vedono questi confessionali, fatele avere al sacerdote in modo da aiutarci nella ricerca".

Il recupero

Il quadro è stato scoperto alla presenza dell’Arcivescovo di Ancona-Osimo, Angelo Spina, che ha commentato l’indagine in corso. "A volte non ci si intende subito, se ognuno vuole tenere una proprietà è anche perché c’è una comunità dietro ed è giusto che la legge dirima questa questioni". Il pm Lioniello ha raccontato alcune fasi del recupero: "Quando si è trattato di riprendere il bene ho chiesto a don Luca Bottegoni (direttore del museo diocesano) di scrivere una missiva ai frati per invitarli alla restituzione. Non c’è stato esito e siamo andati alla carica con un decreto di perquisizione. I termini per il riesame sono scaduti e la congregazione che si era inavvertitamente portato via il dipinto ormai non può fare nulla".

Il dipinto

Francesca Farina, storica dell’arte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Ancona, ha fornito una lettura storica del dipinto: "Anche se non firmato né datato è stato iscritto nel corpus delle opere del Ridolfi, del quale rappresenta le due anime, quella veneta e quello marchigiana, quindi un acceso colorismo e un tributo a Federico Barocci nelle immagini e nei personaggi. Non si conosce bene l’originaria provenienza, quella più antica a cui è stato possibile risalire è la cappella del collegio dei gesuiti".

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