Il giallo di Perticara, la Procura apre un fascicolo per omicidio colposo

Atto dovuto, al momento a carico di ignoti, per accertare come abbia perso la vita la badante bulgara 37enne i cui resti sono stati trovati carbonizzati in una baracca

Giallo nel giallo a Peticara dove, all'alba del 31 gennaio in una baracca della frazione di Miniera, sono stati ritrovati i resti carbonizzati di una donna dopo che un incendio aveva distrutto completamente la struttura. I carabinieri, che indagano sul macabro ritrovamento, non si sbilanciano ma, al momento, l'ipotesi più probabile è che i poveri resti possano appartenere a una donna 37enne di nazionalità bulgara che lavorava, come badante, per una famiglia di Coriano proprietaria della baracca andata distrutta. La Procura di Rimini, che indaga sul ritrovamento, ha aperto un fascicolo a carico di ignoti dove si ipotizza l'omicidio colposo. Si tratta di un atto dovuto per permettere ulteriori accertamenti su quel che rimane del cadavere e per capire cosa sia avvenuto nella baracca.

Secondo alcune indiscrezioni, la struttura andata in cenere appartiene a un corianese 83enne e, proprio l'anziano, sarebbe stato uno degli ultimi a vedere ancora viva la 37enne. L'uomo, che aveva assunto la donna per alcuni lavori domestici a Coriano, aveva poi fornito alla bulgara l'uso della baracca di Perticara in quanto erano sorti dei dissapori tra lei e la moglie. Sabato 27, l'anziano era andato da solo a trovare la bulgara e avevano pranzato insieme al circolo Arci di Perticara poi, a causa della neve, l'83enne era tornato a Coriano mentre la donna era rimasta nella Valmarecchia. Pare che la 37enne, in quella occasione, avesse parecchio abusato di bevande alcoliche diventando particolarmente molesta.

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Sembra che la bulgara, infatti, anche quando si trovava a Coriano avesse dei problemi con l'alcol e venisse descritta come una persona "strana" per delle sue manie religiose. La stessa aveva raccontato al figlio dell'83enne di essersi fatta dei nemici su un noto social network proprio per la sua fede e che, nonostante le minacce ricevute, avrebbe scritto comunque un libro con delle "verità scomode" per il cattolicesimo. Al momento, l'attenzione degli inquirenti è rivolta anche sulla baracca che, pare, non avesse l'abitabilità e che era stata comprata dall'anziano lo scorso luglio. Il corpo della donna, del quale rimangono solo pochi frammenti, è stato ritrovato nella stanza principale della struttura mentre la stufa a pellet, dalla quale è probabile si sia sprigionato l'incendio, si trovava in un'altra stanza. Dai pochi indizi rimasti dopo il rogo, sembra che la vittima fosse vestita con gli stessi abiti coi quali era stata vista viva l'ultima volta. Per essere certi che i resti appartengano alla 37enne, il pubblico ministero Davide Ercolani, titolare dell'inchiesta, ha disposto l'autopsia con il prelievo del dna e ha avviato una rogatoria internazionale per comparare i risultati del test con quelli dei parenti della bulgara. I primi risultati dell'esame autoptico hanno accertato il sesso femminile dei resti, solo gli ulteriori esami del sangue potranno stabilire se la causa del decesso sia da attribuire all'asfissia o al calore sprigionato dall'incendio.

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