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Il turismo nel ciclone della pandemia: Gnassi fa il punto sulle perdite e guarda agli obiettivi di Draghi

Nel oltre oltre 2,6 milioni di presenze estere in meno. Gnassi: "Infrastrutture, grandi opere, cantieri sono le tre voci che Draghi ha messo al primo posto per il rilancio del turismo. Speriamo che alle parole seguano i fatti"

Il ciclone pandemia ha mandato in sofferenza la sanità e le economie di tutto il mondo ma, dentro a questo dramma, c’è un settore industriale che ha pagato più degli altri per la sua natura: il turismo. A fare il punto sulla batosta incassata anche da Rimini è il sindaco Andrea Gnassi, che guarda all'agenda del presidente incaricato Draghi dove c'è il rilancio del turismo. E il primo cittadino lancia subito un appello affinché alle parole seguano i fatti. "I dati internazionali e nazionali confermano il 2020 anno orribile per l’accoglienza di ogni Paese. La provincia di Rimini è dentro a questo trend. Ma a differenza di tanti altri competitor ne uscirà prima e meglio", evidenzia Gnassi.

Un milione e mezzo di presenze estere in meno rispetto al 2019 a Rimini, che, con i segni meno di Riccione, Cattolica, Bellaria e Misano, fanno 2 milioni e 600 mila presenze turistiche in meno in tutta la provincia. Il territorio riminese nell’anno della prima e seconda ondata del Covid e dei blocchi degli spostamenti da e per l’Italia ha perduto più di 7 milioni di presenze e più di un milione di arrivi. 

L'analisi e i dati

Nel 2020, la provincia di Rimini ha fatto registrare una contrazione di arrivi e pernottamenti turistici rispettivamente del 45,9 e del 44,4 per cento. In termini assoluti il territorio riminese nell’anno della prima e seconda ondata del Covid, dei lockdown e della paralisi di qualunque flusso da e per l’Italia ha perduto 7.206.908 presenze e 1.1738.042 arrivi rispetto al 2019. Il Comune di Rimini, leader per flussi internazionali con percentuali oltre il 30 per cento contro una media provinciale inferiore di oltre 8 punti, e ormai da novembre a giugno forte di un settore fieristico e convegnistico che ha segnato record nazionali mai visti, è risultato particolarmente penalizzato dall’irruzione del virus con conseguente stop ai viaggi, soprattutto internazionali.  

Si tratta di una fotografia in linea con il trend nazionale (meno 54-56% rispetto all’anno precedente, con circa 240milioni di presenze in meno per l’Italia) e al trend europeo (-50,9% nei primi nove mesi del 2019). I dati nazionali e le elaborazioni di Governo e Istat, evidenziano ad ogni livello che le città a forte vocazione turistica, (città d’arte, vocazione internazionale business etc) come Rimini, Firenze, Venezia, Roma, Milano sono in assoluto le più colpite. 
Il 2020 per il turismo riminese, così come per quello dell’intero Paese, segna uno spartiacque, si è interrotta una crescita che durava da almeno 20 anni, se si eccettua il rallentamento a seguito della crisi globale del 2008-2009. In particolare, dopo un quinquennio consecutivo in forte in crescita per il nostro territorio comunale, con un dato mai rilevato prima sulla componente estera per la città di Rimini (che aveva superato la soglia psicologica del 30 per cento sul totale), il turismo segna per la prima volta una battuta d’arresto mai registrata prima, a causa della situazione pandemica. 

Il 2019, infatti, aveva fatto registrare un ulteriore record dei flussi turistici negli esercizi ricettivi riminesi con un +2,5% di arrivi e +1,1% di presenze, unico comune della Riviera di Rimini a segnare un tasso positivo per quanto riguarda i pernottamenti del 2019. L’espansione dei flussi turistici sembrava confermata dalle prime evidenze dei dati di gennaio dell’anno 2020 (+2,3 gli arrivi totali nel comune di Rimini e +6,1% le presenze totali a Rimini rispetto allo stesso mese dell’anno precedente). Ma già dal mese di febbraio si rendono visibili i primi effetti della pandemia e delle conseguenti misure di contenimento sul nostro territorio, fino ad arrivare al mese di marzo che segna -94,7% di arrivi e -71,3% di presenze. Nei mesi del lockdown (in particolare da marzo a maggio) la domanda quasi si azzera. In particolare, il calo delle presenze è pari a -90,7% ad aprile, e -89,1% a maggio. Pressoché assente la clientela straniera (92,9% ad aprile e -95,4% a maggio). Nel mese di giugno 2020, in seguito alla possibilità di ripresa degli spostamenti interregionali, i flussi turistici iniziano lievemente a risalire, tuttavia, le presenze totali rappresentano appena il 19% di quelle registrate nello stesso mese del 2019: la perdita di presenze rimane alta soprattutto per la componente straniera (-92,3% di presenze estere a giugno) rispetto a quella domestica (-76%%). 

Il trimestre estivo (luglio, agosto e settembre 2020) vede un recupero parziale, in particolare nel mese di agosto che registra un -10,2% di arrivi e un -19% di presenze, con un chiaro movimento positivo per quanto riguarda la componente domestica (+1,3% di arrivi italiani a Rimini nel mese di agosto), mentre risulta ancora penalizzata la componente estera che, nel mese di agosto 2020, registra un -43,5% di arrivi. Nel trimestre luglio-settembre, infatti, le presenze totali sono pari a circa l’88% di quelle registrate l’anno precedente, con una perdita di 384.806 presenze. 
A settembre la variazione negativa delle presenze totali torna ad ampliarsi, arrivando a -34,8%. Il comparto alberghiero in particolare registra una maggiore sofferenza rispetto a quello extraricettivo: le presenze alberghiere registrate nel 2020 sono meno della metà (il -48,5%) di quelle rilevate nel 2019, mentre quelle del settore extralberghiero il -25,9%. 
Dei turisti stranieri, il 20% (155.229 presenze) è rappresentata dai tedeschi (storicamente, insieme ai russi, i principali clienti esteri delle strutture ricettive riminesi), seguono i clienti provenienti da Svizzera e Liechtenstein (con una quota rilevante del 16,5%), Romania (7,0%) e Russia (47.593 presenze, pari al 6% sul totale estero). 

dati turismo - covid - 2020-2

L'intervento e l'appello di Gnassi

“I dati statistici di fine anno consegnano un 2020 disastroso per il settore del turismo a livello nazionale e internazionale, il più colpito dalla pandemia. Nel 2020 tutte le strutture ricettive del Paese hanno subito un profondo shock. Con aerei a terra, hotel chiusi e restrizioni di viaggio applicate praticamente in tutti i paesi del mondo, si è interrotta una crescita che durava da almeno 20 anni. Gli alberghi nelle città d’arte e d’affari, come dicono i rilevamenti nazionali, si sono fermati a marzo dello scorso anno e per lo stop a musei e mostre, meeting, fiere e congressi non sono più riusciti a ripartire, azzerando in questo modo il business travel. Rimini in particolare, la destinazione più forte sul fronte delle presenze turistiche straniere, l’unica città della Riviera di Rimini a sfondare il 30% di presenze straniere, grazie anche al forte traino del mercato russo e del mercato tedesco, e la destinazione più forte per il turismo business grazie alla Fiera e al Palacongressi, ha registrato anche, inevitabilmente, il calo più sensibile. Va rilevato però che appena gli effetti della pandemia hanno iniziato a registrare una ripresa, gli italiani in particolare hanno subito premiato la vacanza sicura a Rimini, la terra del sorriso, registrando una progressiva crescita che nel mese di agosto 2020 ha visto un segno più, +1,3%, sul fronte degli arrivi italiani. Un segnale inaspettato all’inizio di una stagione gravemente intaccata dall’emergenza sanitaria".

Prosegue Gnassi: "E’ stato colto e premiato il messaggio che abbiamo voluto inviare agli italiani con la massiccia campagna di comunicazione in tv, così come hanno rassicurato le misure sul fronte della sicurezza e delle iniziative ‘open space’ messe a punto insieme agli operatori turistici e balneari, che hanno consentito un recupero importante e che hanno fatto parlare di Rimini in tutto il mondo come emblema delle vacanze sicure in Italia. Ovviamente non basta. E questo significa, per Rimini, come non possa e non debba non continuare la rivoluzione in atto sul cambiamento e sulla rigenerazione urbana. E’ il radicale cambiamento della qualità e del prodotto turistico che porrà, entro il 2023, la città nella condizione di essere la più moderna e avanzata dell’intera area mediterranea. I grandi investimenti privati di soggetti nazionali e internazionali che sono arrivati negli uffici comunali con progetti da Rivabella a Bellaria a Miramare, su tutto il lungomare, sono il segno di una città che con il suo cambiamento conterà sull’attrazione di turisti nei prossimi anni. La rivoluzione della rigenerazione in chiave ambientale della città, svolta su hardware (le infrastrutture) e software (esperienze), è un punto fermo, una luce di futuro, un’ancora di salvezza con i progetti che andranno a completarsi entro l’anno, Parco del Mare e Museo Fellini sopra tutti. Così come siamo al lavoro, insieme ad Apt Emilia Romagna e Visit Romagna, per rilanciare le nostre destinazioni con nuove campagne tv e web a livello nazionale ed estero per il rilancio del turismo in vista della prossima stagione, sperando negli effetti della campagna di vaccinazione in corso. Oggi, allorché ci saremo lasciati alle spalle l’emergenza sanitaria, una città come Rimini, trasformata e pronta a essere ancora più competitiva sul piano internazionale, avrà le carte in regola per aprire una nuova fase, una nuova prospettiva. Certo che dovremo concentrarci sul turismo di prossimità e nazionale nelle prossime settimane, nei prossimi mesi. Ma chi rinuncia alla dimensione competitiva internazionale, con una rivoluzione di prodotto urbana e ambientale, decide di fatto di ritirarsi dal mercato". 

Gnassi incalza: "Infrastrutture, grandi opere, cantieri sono le tre voci che anche il presidente del consiglio incaricato Draghi ha messo al primo posto per il rilancio del turismo nella sua agenda di governo. Speriamo che alle parole seguano i fatti. E i fatti sono quelli di un grande comparto industriale, quello del turismo appunto, in difficoltà estrema che ora, e non domani, deve essere aiutato e sostenuto, così come avviene per altri comparti produttivi tradizionali, con interventi strutturali e finanziari straordinari. Obiettivi su cui Rimini sta lavorando da lungo tempo e occorre che con la stessa tenacia con cui il nostro territorio ha sviluppato progetti come Metromare, la nuova Statale 16, la viabilità, cantieri culturali e nuovo lungomare, azioni a sostegno di Fiera e aeroporto (ancor più forti del via libera appena arrivato dall’Unione Europea al sostegno statale per l’aeroporto di Rimini), occorre che anche l’Italia faccia lo stesso per rilanciare il turismo che da tempo chiede una politica industriale a sostegno delle proprie attività. Ci dovranno essere interventi infrastrutturali, penso al corridoio adriatico, così come ristori veloci e veri per le attività in grave difficoltà e l’estensione di bonus edilizi alle strutture ricettive che vogliano riqualificare; penso alla rigenerazione con il bonus 110 su cui nelle prossime settimane il Comune di Rimini aprirà un ufficio speciale e ad azioni non per ‘mattonizzare’ di palazzine, ma riconvertire strutture fuori mercato da decenni; penso anche al bonus vacanze così come politiche generali che tornino a favorire i consumi in primis del mercato interno.  Infine, e ovviamente, sarà decisiva e arma finale l’organizzazione della campagna vaccinale, in Italia e in Europa. Noi, Rimini, come ha detto il presidente Bonaccini, con le forze intere di comunità, dall’Ausl, ai dipendenti comunali, alle associazioni, alla Protezione civile, abbiamo già predisposto modelli organizzativi avanzati per vaccinare tutta la popolazione provinciale entro giugno. Se ovviamente saranno disponibili i vaccini". 

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