Il Vescovo incontra cresimandi e genitori

Oltre 800 mamme e papà e più di 600 ragazzi festanti, hanno preso parte domenica pomeriggio in Basilica Cattedrale al primo dei tre incontri che il Vescovo di Rimini

Oltre 800 mamme e papà e più di 600 ragazzi festanti, hanno preso parte domenica pomeriggio in Basilica Cattedrale al primo dei tre incontri che il Vescovo di Rimini ha programmato con i cresimandi (e cresimati) e i loro genitori. Protagonisti del primo appuntamento i Vicariati Valmarecchia, Litorale Nord, Savignano-Santarcagelo, oltre alla parrocchia di Morciano. Il sagrato della Cattedrale era strapieno di folla ben prima dell’orario di appuntamento (ore 15).

I ragazzi, insieme ai loro catechisti, si sono ritrovati in Sala Manzoni. Qui, accolti dal direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano don Giuseppe Giovanelli, da don Davide Pedrosi e da un gruppo di educatori, per oltre un’ora hanno riflettuto sul tema della scelta e della libertà tra canti, animazioni, preghiera e gioco. In particolare, ai ragazzi sono stati proposti tre video molto apprezzati. Il primo riguardava la scelta (il lancio di alcune palline provoca una serie di reazioni a catena), il secondo un video di Fiorello, il terzo descriveva inmaniera simpatica e poco formale le diverse “tipologie” di ragazzi.

Il Vescovo Francesco in Cattedrale si è intrattenuto invece con i genitori, in un clima di grande silenzio e attenzione. Il Vescovo di Rimini ha tenuto una catechesi articolata in tre momenti dal titolo: “C’è una vita più umana di quella cristiana?” per presentare alle mamme e ai papà la figura di Gesù Cristo. “No, non c’è vita più umana di quella cristiana” ha esordito il presule riminese. “Gesù ama sulla croce a braccia aperte, abbracciando tutti”, ha ribadito monsignor Lambiasi.

Il coro “Nostra Signora di Fatima” della parrocchia di Rivabella di Rimini, diretto dal maestro Loris Tamburini, ha accompagnato l’incontro. Molto toccanti sono state le testimonianze risuonate in Cattedrale. Dopo un video che ha raccontato la vicenda di Giulia Gabrielli, una giovane di 14 anni morta per un tumore (“è morta ma ce l’ha fatta”) al termine di un percorso di santità, hanno preso il microfono tre riminesi. Giorgio Pieri attualmente gestisce due case direcupero per carcerati in Valconca. Sposato, padre di tre figli nella carne e due in affido, è passato dalla rabbia nei confronti di Dio alla scoperta di un Padre buono, che si è manifestato nell’incontro con i disabili e con gli ultimi. Giorgio ha pure abbracciato una speciale vocazione, quella diaconale.

Patrizia Mignani è vedova di Daniele, e madre di tre figli. Con lei in Cattedrale c’era il maggiore, Luca di 16 anni. Una lettera di Maria Federica, appena cresimata, recita: “grazie al tumore, in casa nostra è entrata la pace”. Patrizia e Luca hanno infatti testimoniatol’abbandono di Daniele durante la malattia alla volontà del Signore, “lui che come noi viveva un cristianesimo tiepido”. Anche ora “siamo sereni, e sentiamo la presenza di Daniele nelle nostre giornate, perché la morte è vinta”. Massimiliano Zamagni è sposato con Sandra.

Dopo il matrimonio, il desiderio di avere figli si è scontrato con l’impossibilità ad averne nella carne. Hanno abbracciato l’adozione e due figli, Alfredo e Julio. “In Bolivia, al momento di portare Alfredo nella nostra famiglia, ho compreso perché non avevo avuto figli naturali: mio figlio c’era e mi aspettava in Sud America!”. Il minore Julio, presente in Basilica, si è precipitato ad abbracciare il babbo. Alla domanda della conduttrice Simona Mulazzani: “vuoi dire qualcosa?”, non ci ha pensato un attimo: “quando ho visto mio babbo in Bolivia, ho pensato: questo è il babbo migliore per me!”.

Genitori e figli hanno concluso l’appuntamento intorno alle 16.35 contemplando il Crocifisso di Giotto: 1.500 persone in silenzio per un minuto all’interno della Cattedrale, “cuore a cuore” con il Signore. L’incontro è terminato con un canto del coro tra gli applausi dei presenti. Domenica prossima è previsto il secondo appuntamento per il Vicariato Urbano. I giovani (ne sono attesi 500) si daranno appuntamento in Sala Manzoni e tra le varie animazioni ci sarà anche una “caccia al testimone”. Il terzo ed ultimo incontro è invece in programma domenica 18 marzo, per i Vicariati Litorale Sud, Coriano e Morciano. Attesi 700 giovani, che saranno distribuiti in diverse chiese delcentro storico.

I cresimandi (e i loro genitori) non arrivano a questo appuntamento a mani vuote. Il vescovo Francesco, infatti, ha recapitato ai ragazzi una lettera, nella quale ha proposto a tutti e ciascuno un patto d’amicizia. “Ci tengo tanto ad incontravi per condividere con voi una grande notizia: Gesù è il nostro piùgrande amico, il più sincero e affidabile”. Ecco in concreto cosa il Vescovo Francesco chiede ai ragazzi. Primo: non considerare la cresima come una cosa “che si deve fare perché si deve fare” oppure perché “la fanno tutti”, ma come una esperienza bella da vivere. Il Vescovo prende spunto dalla domanda di Chiara, occhi azzurri e frangetta scompigliata: “Perché devo fare la Cresima?”, per assicurare tutti che il dono che si riceve con la Confermazione dà la forza per un cammino che dura tutta la vita.

Secondo. Un test: leggere la pagina di Vangelodella guarigione del giovane epilettico (Mc 9,14-29). “Nello spirito muto e sordo che possiede il ragazzo, come non intravedere le difficoltà della vostra età”. Terzo: questa pagina di Vangelo ci mostra che Gesù non si tira mai indietro con ciascuno di noi, anzi “conosce il nostro cuore e si interessa di tutto, uno ad uno”. "Con la Cresima, Gesù – conclude il Vescovo – fa anche a noi il regalo di Pasqua: ci dona il suo stesso Spirito, che ci rende capaci di vivere come Lui, di amare come Lui: cii libera dall’egoismo, ci apre a Dio Padre; aperti al suo amore per diventare anche noi liberi per amare. Se direte sì a Gesù, vi assicuro che sarà un sì alla gioia di una vita piena realizzata al100%”.

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