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Il vescovo richiama i politici: "Pensino ai poveri e ai giovani"

Monsignor Lambiasi prende carta e penna e scrive una lettera alle Istituzioni in cui pone l'accento per il 2021 sul tema della "disuguaglianza vaccinale"

"Un male terribile per gli esseri umani più poveri, e un male per il mondo intero". Impossibilitato per le misure anti-contagio al tradizionale incontro con le persone impegnate in ambito sociale e politico, il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi prende carta e penna e scrive una lettera alle Istituzioni in cui pone l'accento per il 2021 sul tema della "disuguaglianza vaccinale". Invocando una "politica vissuta dai 'politici' come una vocazione a servire il bene comune e non intesa come una mera ricerca del potere". Dunque "una politica mirata al bene comune" e "impegnata a riconoscere i poveri". La missiva, spiega il porporato, è ispirata dalla recente enciclica di Papa Francesco, "Fratelli tutti": Lambiasi sottolinea come "permangono le cronicità del Paese, a cominciare dalle enormi disuguaglianze sociali, dalle carenze storiche della sanita', della scuola, del mondo del lavoro". L'Italia "annaspa a fatica" e con la pandemia è "spaventata, dolente, indecisa tra risentimento e speranza". Così, "persino sotto i colpi di maglio che il Covid va assestando al vecchio e iniquo sistema globale, non facciamo ciò che diciamo". I vaccini dovrebbero arrivare, "ma nel Sud del pianeta solo il 10% verrà immunizzato. Dunque, esorta, la politica "non sia sottomessa all'economia, e questa non lo sia al paradigma efficientista della tecnocrazia". Serve "una politica sana, capace di riformare le istituzioni, di coordinarle e di dotarle di buone pratiche, per respingere la corruzione e l'inefficienza". Che "valorizzi i giovani e abbia il coraggio di farli diventare protagonisti", in modo tale da "costruire un'autentica civiltà dell'amore" e "promuovere una fraternità aperta, gratuita, solidale. Tuttavia, avverte il vescovo, "non c'è fraternità senza corresponsabilita'", perchè "libertà è anche responsabilita' verso gli altri e verso se stessi". La pandemia, conclude Lambiasi, "ci ha fatto capire che non possiamo salvarci da soli, ma solo insieme" e "non siamo costretti a spogliarci delle rispettive appartenenze, ma a viverle senza chiusure e senza fanatismi".

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