Impero della prostituzione, sabato l'interrogatorio dell'avvocato

Sarà interrogato sabato in carcere a Rimini l'avvocato di Misano, ma originario di Numana (Ancona), arrestato mercoledì dai carabinieri nell'ambito dell'operazione 'Misano Connection'

Sarà interrogato sabato in carcere a Rimini l'avvocato di Misano, ma originario di Numana (Ancona), arrestato mercoledì dai carabinieri nell'ambito dell'operazione 'Misano Connection' che ha portato allo scoperta di un'associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento e al favoreggiamento di un centinaio di ragazze, giovanissime, alcune appena diciottenni, dell'Est Europa, ma anche italiane e trans brasiliani.

L'avvocato, già indagato per fittizia intestazione nell' inchiesta 'Criminal Minds', è ritenuto dagli inquirenti 'il capo' di quella che si può definire una 'societa' di servizì che agevolava la prostituzione tra Misano, Cattolica, Riccione e Rimini. L'indaginei, coordinata dal procuratore capo Paolo Giovagnoli e dal sostituto Marino Cerioni, è partita dall'arresto di un transessuale brasiliano, rimpatriato perché clandestino in Italia, che aveva rilevato l'esistenza di un appartamento dove abitualmente venivano 'ospitate' prostitute di diversa nazionalità.

Dai controlli è emerso che lo stesso appartamento e molti altri distribuiti da Cattolica a Rimini erano occupati da brasiliani o romene dedite alla prostituzione. Il canone di affitto pagato quasi sempre era lo stesso (dai 1200 ai 1500 euro mensili), e il pagamento veniva effettuato in contanti ai due collaboratori dell'avvocato, i quali sapevano perfettamente - secondo le indagini - che gli inquilini si guadagnavano da vivere 'vendendo sesso'.

Una volta scoperti gli appartamenti, i militari sono stati impegnati in lunghi appostamenti che hanno permesso di scoprire un costante andirivieni di donne e trans. Le prostitute cambiavano spesso, si spostavano da una città all'altra, restando in Riviera anche solo per un paio di settimane nei periodi di maggiore affluenza dei clienti. Le indagini poi hanno trovato riscontri sull'attività finalizzata alla riscossioni degli affitti di varie unità immobiliari, in via esclusiva di proprietà dell'avvocato o di una società in accomandita semplice.

Per rendere poi il lavoro delle prostitute più remunerativo c'era il tecnico informatico, che ritoccava le foto delle donne per renderle più avvenenti per gli annunci pubblicati sui siti o sulle riviste. Inoltre l'esperto di computer, approfittando di centinaia di contatti giornalieri con trans e prostitute, dava indicazioni su dove trovare gli appartamenti da affittare, indirizzandoli in occasione dei loro spostamenti, cosiddetti 'tour', agli appartamenti della società mantenendo stretti contatti con gli altri.

Un altro membro dell'organizzazione, faceva addirittura prostituire la moglie, le cognate, sempre negli appartamenti della società. Il gip di Rimini ha quindi disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di 13 appartamenti della società 'Giulia' e di Guerra ubicati tra Riccione, Rimini e Cattolica, nonché delle carte postepay utilizzate dal tecnico informatico per ricevere i pagamenti delle prostitute.

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