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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Cronaca

Imprenditore in odore di crimine organizzato: sequestrati beni per 12 milioni di euro

Il patrimonio sotto sigilli finalizzati alla confisca, nei confronti dell'uomo applicata anche la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con l'obbligo di soggiorno

Maxi seqeustro da 12 milioni di euro, oltre alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con l'obbligo di soggiorno per un anno, nei confronti di un imprenditore 64enne residente a Rimini ma di origini calabresi già finito nei guai in passato per presunti legami con la criminalità organizzata. Il provvedimento, eseguito dalla Guardia di Finanza, è stato emesso dal Tribunale di Bologna, sezione
misure di prevenzione patrimoniale, su proposta della Procura della Repubblica di Rimini. A finire sotto sigilli, ai fini della condisca, sono stati 9 fabbricati, 40 terreni, quote societarie, contanti e beni aziendali. Il 64enne era già finito nei guai nel 2018 quando era stato indagato, sempre a Rimini, per un'evasione fiscale da 5 milioni di euro attraverso una società del settore fotovoltaico. Secondo le indagini delle Fiamme Gialle, coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani, il capitale accumulato dall'imprenditore sarebbe il frutto di una serie di illeciti come bancarotta fraudolenta ed appunto evasione fiscale commessi nel corso degli anni. Nel passato del 64enne, inoltre, ci sarebbero dei legami con la 'Ndrangheta in quanto il suo nome comparirebbe in una vecchia indagine della Dda di Bologna accanto a quelli di Lentini e Masellis (legati alla criminalità calabrese) in attività nella provincia di Rimini.

"Il mio cliente fu solo sfiorato da quella vecchia indagine - ha spiegato il difensore dell'imprenditore calabrese, l'avvocato Piero Venturi. - Non fu mai accusato di alcunché. Per quanto riguarda gli altri processi siamo ancora in una fase non definitiva. Presenteremo ricorso al Tribunale del Riesame per quanto riguardano i sequestri in ambito penali circa l'indagine della Guardia di Finanza per l'evasione fiscale, e andremo in Corte d'Appello contro la misura di prevenzione patrimoniale".

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