Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Imprenditori turistici preoccupati per la responsabilità in caso di contagi: "Non apriremo"

Indino (Confcommercio): " Abbiamo dibattuto della questione con le istituzioni: le dichiarazioni sono confortanti, ma manca un atto formale chiaro e veloce"

Sono preoccupati gli imprenditori turistici riminesi sulla spinosa questione della responsabilità in caso di contagi dei lavoratori e per l'automatismo tra contagio e infortunio sul lavoro. "Abbiamo dibattuto della questione con le istituzioni - ha dichiarato il presidente provinciale di Confcommercio, Gianni Indino - e le dichiarazioni sono confortanti, ma manca un atto formale chiaro e veloce. Senza certezze su questo tema che apre al rischio di cause e risarcimenti in molti decideranno di non riaprire”. “Dal mondo del turismo – prosegue Indino - è emersa forte la preoccupazione sulla responsabilità in capo all’imprenditore nell’eventualità di lavoratori contagiati dal Coronavirus. Abbiamo fatto tanta pressione in questi mesi affinché le istituzioni prendessero coscienza di questo grande problema: far ricadere la responsabilità degli avvenuti contagi sul datore di lavoro, elementi che, abbiamo ormai capito, sono praticamente impossibili da dimostrare, non solo è inopportuno, ma apre a scenari che per le aziende possono significare la chiusura definitiva. Cause penali, civili e risarcitorie, nonché farraginose burocrazie rischierebbero di essere all’ordine del giorno. Già il riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro operato dal DL Cura Italia non ci faceva dormire la notte, poi è arrivata anche la circolare Inail che ha riconosciuto addirittura un pericoloso automatismo tra contagio e infortunio".

"Abbiamo dibattuto questo tema anche durante le molteplici audizioni in Parlamento – continua il vicepresidente regionale Indino - dove i nostri rappresentanti hanno sottoposto la questione alle istituzioni, nonché attivato numerose interlocuzioni. In questi giorni i ministri Patuanelli e Catalfo e il direttore generale dell’Inail, Lucibello, hanno rilasciato dichiarazioni in merito che riteniamo vadano nella giusta direzione, poi il 15 maggio l’Inail ha pubblicato un comunicato stampa in cui annuncia che “dal riconoscimento come infortunio sul lavoro non discende automaticamente l’accertamento della responsabilità civile o penale in capo al datore di lavoro” e che “la molteplicità delle modalità del contagio (…) rendano estremamente difficile la configurabilità della responsabilità civile e penale dei datori di lavoro”. Benissimo, siamo d’accordo. Il problema è che ancora una volta siamo alle parole, agli annunci, ai comunicati stampa, mentre nero su bianco abbiamo ancora l’articolo 42 del Decreto Cura Italia e la Circolare 13 dell’Inail che dicono il contrario".

"Per questo – conclude Indino - dal settore turismo, che per il suo ciclo prevalentemente stagionale ha bisogno di risposte chiare e veloci, vogliamo e dobbiamo fare rimanere alta l’attenzione su questo tema – conclude e lo faremo finché non verranno cambiate norme e circolari. Purtroppo senza certezze sulle responsabilità in molti decideranno di non riaprire prima di rischiare di perdere ben più del fatturato stagionale in eventuali cause risarcitorie o peggio ancora penali. L’impatto di queste norme sulle aziende del turismo è determinante. Serve subito un atto formale che sollevi l’imprenditore che sta alle regole da responsabilità che non gli competono”.
 

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