Cronaca

Imputato assolto, resta il giallo sull'assalto in un'abitazione della banda di incappucciati

L'uomo è stato scagionato dopo un lungo calvario giudiziario, il dibattimento ha evidenziato molte incongruenza nella ricostruzione della rapina

Dopo un processo durato 4 anni, e 4 mesi di carcere, si è concluso con una assoluzione perchè il fatto non sussiste il calvario giudiziario di un 38enne accusato di aver fatto parte della banda di incappucciati che era entrato in azione nella notte tra il 30 e il 31 maggio del 2017 in una abitazione di Santa Giustina. Secondo quanto emerso all'epoca un commando, che sembrava composto da quattro persone probabilmente di nazionalità albanese, aveva preso di mira la casa di via Meleto dove viveva una famiglia composta da padre e due figli 20enni. Verso le 3.30 i quattro malviventi, tutti col passamontagna sul volto, erano passati da una scala esterna, praticato un foro sul vetro di una finestra all’altezza della maniglia e una volta dentro si erano divisi e, dopo aver raggiunto nelle varie stanze dal letto i membri della famiglia, li avevano radunati tutti all’interno di una camera dietro la minaccia di un trapano e un cacciavite. I banditi avevano poi rovistato la casa, mettendo assieme un bottino di poche centinaia di euro, per poi fuggire non prima di aver aggredito la figlia del padrone di casa che terrorizzata aveva accennato una reazione istintiva nel tentativo di sfuggire alla drammatica situazione tanto che poi era stata costretta a ricorrere alle cure dei sanitari.

Oltre ai contanti il commando si era impossessato anche del suv del padrone di casa utilizzandolo come mezzo di fuga minacciando le vittime di non dare l'allarme fino all'alba e sottraendo loro i cellulari. A chiedere l'intervento della polizia era stata la nonna, che abitava al piano sottostante, richiamata dalle grida. All'epoca le indagini erano state seguite dalla Squadra mobile della Questura di Rimini con gli inquirenti che, alla fine, avevano messo nel loro mirino il 38enne finito anche in carcere per un'ordinanza di custodia cautelare con l'accusa di rapina pluriaggravata in concorso. Difeso dall'avvocato Cristian Brighi, nel corso del dibattimento erano emerse molte incongruenze nella ricostruzione della rapina definita fin da subito anomala tanto che alla fine il giudice ha ritenuto innocente l'imputato.

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