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In Emilia-Romagna sono 3.436 i minori accolti in strutture o in affido

In Emilia-Romagna sono 3.436 i minori accolti in strutture o in affido (dati al 31 dicembre 2009). Di questi, 2.665 vivono fuori dalla famiglia: 1.327 in strutture residenziali (senza la presenza della madre) e 1.278 in affido (a tempo pieno)

Percorso integrato sociale e sanitario, riconoscimento dei casi complessi, aggiornamento delle tipologie di accoglienza e degli standard strutturali. Ma anche ridefinizione del numero dei ragazzi che possono essere accolti, del rapporto operatori/ospiti, della composizione delle équipe  professionali e del percorso metodologico per il minore. L’accompagnamento delle famiglie in difficoltà, la promozione delle reti di famiglie e una particolare attenzione alle strutture che accompagnano i ragazzi verso l’autonomia e la vita adulta.

Sono queste in estrema sintesi le novità in tema di affidamento familiare, accoglienza in comunità e sostegno alle responsabilità familiari della Regione Emilia-Romagna. Dopo un lungo iter di revisione della direttiva precedente (la 846/07), il nuovo testo è stato approvato infatti dalla giunta e presentato oggi agli enti gestori delle strutture d’accoglienza dall’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi.

“Questa direttiva mi è particolarmente cara – ha dichiarato l’assessore – perché racchiude il senso del nostro approccio con le persone in difficoltà, in modo particolare quando ci rivolgiamo ai minori e alle loro famiglie. Più che concludere con questa giornata, si inizia un lavoro di sperimentazione di un sistema di regolazione del settore, di interazione approfondita per monitorare, di sviluppo di ciò che ancora manca per dare forma completa alle politiche del settore”.

In Emilia-Romagna sono 3.436 i minori accolti in strutture o in affido (dati al 31 dicembre 2009). Di questi, 2.665 vivono fuori dalla famiglia: 1.327 in strutture residenziali (senza la presenza della madre) e 1.278 in affido (a tempo pieno). Sul territorio sono 316 le strutture residenziale che accolgono minori, tra case famiglia (41%), comunità educative (24%), comunità madre-bambino (12%), comunità di tipo familiare (8%), appartamenti per l’accoglienza temporanea di donne-madri (7%), comunità di pronta accoglienza (4%), comunità socio-educative ad alta autonomia (3%), comunità educativo-psicologiche (1%).

La nuova disciplina sull’affido e sull’accoglienza riafferma il valore delle scelte fondamentali compiute con la direttiva 846/07, aggiorna le norme in materia di tutela dei minorenni allontanati dalla famiglia - o a rischio di allontanamento - in attuazione della legge regionale 14/08, e conferma una visione di integrazione degli interventi di tutela a sostegno del bambino o del ragazzo. Le disposizioni riguardano tutti i casi in cui le difficoltà familiari richiedono l'allontanamento temporaneo del minore e la sua accoglienza in affidamento familiare o in comunità a causa di situazioni di emergenza che ne richiedano un’immediata tutela, ma anche modelli di intervento per accompagnare famiglie in difficoltà ed evitare, dove possibile, l’allontanamento.


Numerosi i destinatari della direttiva: anzitutto il minore, vero soggetto dell’intervento insieme alla sua famiglia. Ma anche i Comuni e gli altri enti e soggetti pubblici, con particolare riguardo alle Aziende Usl, a cui le norme statali e regionali attribuiscono funzioni o compiti in materia di tutela, protezione e intervento; le famiglie, le reti di famiglie e le persone singole che accolgono bambini in affidamento familiare; infine, i soggetti privati interessati, con particolare riguardo ai soggetti del terzo settore impegnati nell'accoglienza di bambini e ragazzi in difficoltà.

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