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In migliaia per l'ultimo saluto a don Giorgio, il vescovo: "Una guida nei sui 47 anni di sacerdozio"

A Riccione lutto cittadino, tra la folla anche Martina Colombari che lo stesso sacerdote aveva unito in matrimonio con il calciatore Billy Costacurta

Stadio gremito a Riccione per l'ultimo saluto a don Giorgio Dell'Ospedale, il parroco della chiesa degli Ageli Custodi deceduto sabato a 78 anni per il Coronavirus. La Perla Verde ha dichiarato il lutto cittadino nella giornata dei funerali e, tra la folla, c'era anche Martina Colombari che lo stesso don Giorgio aveva unito in matrimonio con il calciatore Billy Costacurta nel giugno del 2004. Al termine della cerimonia officiata dal vescovo di Rimini, monsignor Lambiasi, a nome della famiglia del parroco ha parlato il nipote che ha ricordato lo zio e le tante cose buone fatte per la parrocchia, i famigliari e la città. Nella sua omelia il vescovo ha esordito dicendo “Purifica, Signore, il mio cuore e le mie labbra, perché io possa degnamente annunciare il tuo vangelo”: è la preghiera del diacono, prima di proclamare il santo vangelo. Permettetemi di farla mia, perché interpreto questa mia omelia come la proclamazione di quello che si potrebbe chiamare un brano del ‘quinto vangelo’. Il vangelo scritto non da uno dei quattro evangelisti, ma dalle varie generazioni dei cristiani lungo i secoli. E per questo mi aggancio al vangelo secondo Marco, appena proclamato, scelto dai giovani della parrocchia, perché era il preferito da don Giorgio. Ma c’è da dire pure che i nostri giovani amici hanno anche intuito che in queste righe si trova il segreto della vita di don Giorgio e dei suoi 47 anni di ministero pastorale nella parrocchia degli Angeli Custodi.

"Ecco il segreto di don Giorgio - ha proseguito monsignor Lambiasi. - Il brano evangelico proclamato dal diacono racconta la conclusione della sequenza del cosiddetto ‘giovane ricco’. Quel tale che prima aveva incantato Gesù, ma poi se ne era andato via triste “poiché possedeva molti beni”, aveva finito per provocare nel Maestro un lamento amaro: “Quanto è difficile per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”. A quel punto è scattata la domanda di Pietro sul risarcimento dovuto a quanti hanno lasciato tutto per seguire il Maestro di Galilea. La risposta di Cristo è in-credibile e sorprendente: il centuplo “già ora in questo tempo e la vita eterna nel tempo che verrà”. Le parole di Marco non sono una risposta retorica, formulata con ingenuo ottimismo. Egli infatti si affretta a precisare “insieme a persecuzioni”. Comunque l’opinione del Cristo non ammette dubbi di sorta. La sequela non è strada di morte, ma di vita. Non è povertà, ma ricchezza. Non è perdita, ma guadagno".

"Ecco il segreto di don Giorgio: se lasci tutto, avrai il Tutto. Se il giovane Giorgio rinuncia a dei figli suoi, ne avrà tanti. Addirittura non cento, ma cento per cento. Se rinuncia a formarsi una famiglia tutta sua, ne avrà molto più di cento. Basti pensare a tutte le coppie da lui unite in matrimonio nei suoi 47 anni di parroco agli Angeli Custodi. E non ci basterà una calcolatrice per riuscire a contare i tantissimi bambini che avrà incontrato nei 47 mesi di maggio dei suoi anni di parroco. E quando a Natale celebrerà la Messa di mezzanotte nel Palazzetto dello Sport, raccoglierà ben tremila persone per un totale di 24 mila dal 2012, una cifra stratosferica che neanche il Vescovo di Rimini riuscirebbe a radunare in 50 anni di episcopato. Ma se questi numeri, corrispondono ad altrettanti volti, allora il calcolo non va fatto solo in termini quantitativi, bensì in termini qualitativi. Perché una comunità si costruisce attraverso una rete di relazioni. Attraverso uno spessore di umanità che si forma vivendo con cuore aperto e sincero. Capace di riscaldare il cuore alla gente, camminando nella notte con loro, dialogando con le loro illusioni e delusioni, senza disperdersi e precipitare nell’amarezza. Un cuore capace di toccare e ricomporre le disintegrazioni altrui, “senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identità”".

"Ecco il segreto di don Giorgio. Ridurre questo fratello a grande organizzatore è affibbiargli una caricatura che non solo sarebbe ingenerosa, ma risulterebbe ingrata e profondamente ingiusta. Perché questo nostro fratello non aveva in testa la parrocchia come un’azienda da gestire. La sua pertanto non è stata una pastorale puramente organizzativa, ma comunionale e perciò eminentemente generativa. Il primo impatto che ebbi con lui, appena qualche domenica dopo il mio arrivo a Rimini come nuovo vescovo, fu quello della festa parrocchiale di fine settembre. Ne rimasi felicemente sorpreso. Mi apparve non come la festa di una parrocchia, ma come la celebrazione di una comunità cristiana. Cosa impossibile se don Giorgio non avesse svolto il servizio dell’ascolto, compresa la capacità di ‘perdere tempo’ con pazienza e disponibilità, il saper donare attenzione, comprensione e ‘cuore’ alla persona dell’altro: Questo è il primo servizio a cui un prete non può sottrarsi. Ne misura la passione pastorale, la capacità di lasciarsi interrogare dalle situazioni in cui vive la sua gente, la disponibilità a portare insieme il peso della sofferenza che la provano. Un vero pastore è sempre pronto a tenere l’orecchio nel cuore di Dio e la mano sul polso del tempo. Perché se la vita pastorale non mirasse all’incontro con Dio, resterebbe un affanno inconcludente. Similmente se la vita interiore non portasse ai fratelli e alle sorelle, si risolverebbe in una evasione sterile".

"Ecco il segreto di don Giorgio: l’amicizia con il Signore. Se oggi avessimo potuto proclamare non uno, ma due brani di vangelo, ecco quello che avrai scelto per il mio fratello e amico don Giorgio. “Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu?”. La domanda di Gesù non indaga prima di tutto abilità e competenze di Simon Pietro. Gesù non gli chiede se ama le pecore del gregge di Dio, e non gli dice: “Allora, pascile!”. Ma gli domanda se ama lui, il grande Pastore delle pecore: Allora sì che gliele affida. Scrive Papa Francesco: “Il segreto del presbitero sta in quel roveto ardente che ne marchia a fuoco l’esistenza”. Di questi tempi noi preti ci interroghiamo su qual è l’essenziale nel nostro servizio pastorale. Ecco se non vogliamo confondere l’essenziale con il minimale, allora don Giorgio ci ricorda che non esiste un pascere che non sia sostanziato dal rimanere in Lui. Ma allora si verifica il miracolo di un pastore innamorato: innamorato del Pastore buono e del gregge che gli è affidato. Adesso non ditemi che la sparo grossa. Io credo che in quel momento estremo il Signore chieda a un prete se è disposto a offrire la propria vita in cambio della vita anche di una sola pecorella del suo gregge. Io credo che don Giorgio, alla richiesta del Signore, non abbia potuto dire altro che: “Eccomi, Signore, prendi me”. Grazie, don Giorgio".

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