Cronaca

"Incapaci di rendersi conto della gravità degli atti e pronti a colpire di nuovo"

Dettagli ancor più inquietanti emergono sui tre minorenni accusati del duplice stupro, tutti erano già noti alle forze dell'ordine

Dagli atti depositati ai giudici di Rimini e Bologna che hanno confermato il carcere per Guerlin Butungu, il 20enne congolese considerato il capo della banda, e per i tre minorenni, emergono le deposizioni di tutti i protagonisti della notte degli stupri: le tre vittime, compresa la transessuale peruviana, e i quattro indagati. Racconti agghiaccianti che, se possibile, tracciano un quadro ancora più fosco del "branco" tanto che il gip del Tribunale dei Minori, nell'accogliere la richiesta di custodia cautelare per i due fratelli marocchini e per il nigeriano, ha sottolineato il notevole spessore criminale dei ragazzini. I giovanissimi, tutti già noti alle forze dell'ordine per furti e rapine, sarebbero inoltre stati incapaci di comprendere la gravità di quanto accaduto sulla spiaggia di Rimini e tra i cespugli della Statale Adriatica quando, ripetutamente e a turno, hanno violentato la 26enne polacca e la transessuale 42enne. Nonostante questo, però, hanno avuto la lucidità di gettare più volte la turista in mare per "lavarle" le parti intime piene di sabbia e tornare a stuprarla. 

Fatti di una gravità inaudita, commenta il Gip, dovuti all'efferratezza delle aggressioni e dalla profonda ferocia con cui, il "branco", ha agito nei confronti di due persone ridotte all'impotenza e terrorizzate. Atroci le sofferenze psicologiche per tutte e tre le vittime e, in particolare, per il 26enne polacco che, bloccato sulla sabbia dal gruppo, era costretto ad ascoltare impotente le suppliche dell'amica la quale, temendo per la sua vita, chiedeva disperatamente di aiutarla. Richieste di aiuto alle quali anche il gruppo di stupratori è rimasto insensibile, continuando le violenze, tanto da far ritenere al magistrato che, in qualunque altro momento, avrebbero potuto compiere gli stessi atti.

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