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Madre e figlio morti dopo un drammatico incidente, chiesto il rinvio a giudizio dell'automobilista

Il dramma si era consumato nel tratto barese dell'A14, le vittime risiedevano a San Clemente

Il Pubblico Ministero della Procura di Bari, dott. Francesco Bretone, ha chiesto il rinvio a giudizio di un 43enne di Corato in provincia di Bari ritenuto responsabile di un drammatico incidente avvenuto nel tratto pugliese dell'A14 nel quale persero la vita madre e figlio residenti a San Clemente. La tragedia si era consumata il 6 aprile del 2019 e, a rimanere uccisi nell'impatto, furono Milto Koci, 56 anni, e la madre Sanda Koci, di 82. La carambola era avvenuta intorno alle 23.30 in corrispondenza del km 660+170, sulla corsia di marcia da Foggia verso Bari, nel tratto compreso tra i caselli di Bari e Molfetta, nel territorio comunale di Giovinazzo. Koci, di origini albanesi ma residente da tempo in Italia, a San Clemente in provincia di Rimini, come la madre Sanda che viaggiava con lui sul sedile del passeggero, per cause mai accertate, complice forse l’asfalto bagnato per la pioggia caduta in precedenza, ha sbandato sulla sua destra con la Renault Clio che stava guidando, andando a sbattere contro il guardrail che delimitava la carreggiata.

Nell'impatto entrambi erano rimasti praticamente illesi ma la vettura era rimbalzata sulla strada finendo la sua carambola di traverso sulla corsia di sorpasso, con il muso rivolto nella direzione opposta rispetto al senso di marcia. Il 56enne, intuendo il pericolo, era sceso dall’abitacolo disponendosi all’altezza del parafango anteriore sinistro e sbracciandosi per segnalare la presenza del mezzo incidentato con la madre ancora all’interno ai veicoli in transito. In quel tratto di autostrada, sorvegliato dalle telecamere, le immagini acquisite dagli inquirenti comprovano che i conducenti di sei veicoli, cinque auto e un autoarticolato, avevano notato l’ostacolo, evitandolo così come avevano evitato dei pezzi di cemento che si erano staccati dal newjersey finendo sull'asfalto.

Una settima vettura, la Ford Kuga guidata dall'indagato, proprio per evitare i frammenti di cemento si era spostata sulla corsia di sorpasso travolgendo sia la Clio sia Koci che si trovava in piedi accanto alla sua auto. Un impatto tremendo, i due mezzi erano finiti 40 metri più avanti, che non aveva lasciato scampo ai Koci deceduti praticamente sul colpo. Il 56enne era stato proiettato verso la corsia di emergenza, dove era stato rinvenuto il suo corpo senza vita; l’anziana è stata estratta, anche lei ormai spirata, dalle lamiere contorte di ciò che restava della Clio.

La Procura di Bari ha aperto un fascicolo iscrivendo nel registro degli indagati il 43enne e i familiari delle due vittime si sono costituiti parte civile con lo studio legale Studio3A-Valore S.p.A. Il Pm ha conferito all’ing. Giuseppe Brizzi l’incarico di redigere una perizia cinematica per ricostruire le cause e le responsabilità del sinistro, e alla fine anche il Ctu della Procura, come aveva già evidenziato il perito di parte l’ing. Pallotti, avrebbe riscontrato pesanti responsabilità nella condotta guida del conducente della Kuga, avvalendosi peraltro dell’inconfutabile prova rappresentata dai video estrapolati dalle telecamere di sorveglianza ubicate ad appena cento metri di distanza dal luogo del sinistro. L’indagato, conclude l’ing. Brizzi, “pur avendo avvistato i massi sulla strada ha continuato a mantenere l’andatura con la stessa velocità”, stimata in non meno di 120 km orari e per di più in corsia di sorpasso, “sino all’impatto con la Clio ferma (…). Per scarsa attenzione alla guida e a quella velocità non è riuscito a evitare l’impatto. Alla vista dei massi su strada, avrebbe dovuto allertarsi e prudentemente rallentare e adeguare la marcia in modo tale da conservare il controllo del proprio veicolo dinanzi a qualsiasi circostanza, così come avevano evitato l’impatto tutti e sei i veicoli che lo hanno preceduto, alcuni dei quali, peraltro, marciavano a forte velocità”.

Di qui la richiesta di rinvio a giudizio da parte del Pm perché l'automobilista della Kuga, si legge nell’atto del Sostituto Procuratore, “cagionava per colpa la morte delle due vittime, con violazione dell’articolo 141 c. 2 del Codice della Strada (non conservava il controllo del proprio veicolo e non operava le manovre necessarie in condizioni di sicurezza) e dell’art. 141 comma 3 in quanto non regolava la velocità nelle ore notturne e in tratti di strada di visibilità limitata perché priva di illuminazione artificiale”. Milto Koci, sottolinea il Pm, “era subito uscito dal suo veicolo sbracciandosi per farsi notare, e infatti sei veicoli (compreso un mezzo pesante) riuscivano ad evitare la turbativa, salvo il 43enne il quale, dopo aver evitato i messi sulla carreggiata, si spostava sulla corsia di sorpasso e investiva la Clio ferma con a bordo la passeggera Sanda Koci e il conducente che era fuori dell’autovettura”. L'udienza per il rinvio a giudizio è stata fissata davanti al Gip il prossimo 27 aprile.

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