Indagine della polizia Municipale di Rimini smaschera il giudice "aggiustasentenze"

Agli arresti domiciliari il coordinatore dei Giudici di Pace di Udine implicato nei falsi decreti di dissequestro in favore di furgoni ucraini che trasportavano abusivamente merce sulla tratta Venezia-Trieste.

E' del coordinatore dei Giudici di Pace di Udine agli arresti domiciliari e della della denuncia a piede libero dell'ex Giudice di Pace di Pontebba, di un ex sottufficiale della Guardia di Finanza di Trieste e di un avvocato di Udine il bilancio di un'indagine eseguita dal personale della polizia Municipale di Rimini che ha scoperto una serie di sentenze che, stando all'accusa, sarebbero state addomesticate ad arte dal magistrato nell'ambito di falsi decreti di dissequestro in favore di furgoni ucraini che trasportavano abusivamente merce sulla tratta Venezia-Trieste. Le indagini erano partite nel gennaio dello scorso anno quando il personale della Municipale di Rimini, convocato ad Udine per aver redatto verbali per trasporto abusivo di merci, aveva notato che ancor prima dell'inizio del dibattimento il giudice aveva già scritto il testo della sentenza.

Tutto era partito quando gli investigatori della Stradale di Udine avevano iniziato a svolgere alcuni accertamenti sui mezzi pesanti, con targa ucraina, che svolgevano un servizio di trasporto merci per conto terzi. Un traffico anomalo che, settimanalmente, vedeva oltre 600 mezzi transitare sull'A4 carichi di pacchi e scatoloni diretti in Ucraina  per un totale approssimativo di tremila chilogrammi a settimana per ogni furgone, circa il doppio del peso consentito e senza alcun tipo di autorizzazione. Le indagini avevano quindi permesso di scoprire che si trattava di beni che le badanti, dall'Italia, spedivano a casa al prezzo di circa 2 euro al chilo per un volume d'affari stimato a 4500 euro a furgone per settimana che, in totale, generava un volume d'affari di oltre 10 milioni di euro al mese.

Quando gli autisti venivano fermati dal personale della Stradale, veniva contestato loro una violazione amministrativa da 4130 euro con il conseguente fermo amministrativo del mezzo per tre mesi. A questo punto, però, scattava il piano messo a punto dagli indagati: il Giudice di Pace, nelle vesti di avvocato, si presentava alla Polstrada con un decreto emerso dall'ex Giudice di Pace di Pontebba nel quale veniva autorizzata la sospensione della sanzione per rinvio del giudizio. All'udienza, però, il fermato non si presentava perchè aveva già eseguito il trasporto abusivo alla volta dell'Ucraina. Per "aggiustare" meglio la faccenda, inoltre, i due Giudici di Pace sostenevano che la violazione era avvenuta sotto la competenza territoriale del Giudice di Pontebba, dichiarando che i veicoli erano entrati in Italia attraverso il confine di Tarvisio (Udine), mentre invece erano entrati da Trieste o da Gorizia.

Tutto era filato liscio fino alla pensione del Giudice di Pontebba e, per continuare gli affari, il Giudice di Pace di Udine avrebbe "pilotato" al suo ufficio i ricorsi, promettendo dissequestro e giudizio rinviato. In un primo tempo, il fascicolo era stato aperto dalla Procura di Tolmezzo per poi passare, per competenza, a quella di Bologna che, nella mattinata di lunedì, ha emesso i provvedimenti di custodia cautelare per il Giudice di Pace di Udine per i reati di corruzione in atti d'ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, abuso d'ufficio e violenza a pubblico ufficiale. Nei confronti degli altri indagati, invece, sono ipotizzati i reati di concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale e corruzione in atti d'ufficio. Sono state inoltre eseguite perquisizioni agli uffici del Giudice di Pace di Pontebba e Udine, con il sequestro dei fascicoli pertinenti all'indagine, nello studio dell'avvocato di Udine e nell'abitazione dell'ex sottufficiale della Guardia di Finanza di Trieste.

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