Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Indino (Confcommercio): "Il nuovo Dpcm punisce ancora una volta il settore dei pubblici esercizi"

Il presidente Confcommercio della provincia di Rimini: "Un provvedimento incomprensibile, che va contro a chi in questi mesi ha fatto di tutto per adeguare l’attività ai protocolli. Per i locali serali sarà un vero colpo di grazia"

E' su tutte le furie Gianni Indino, presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, dopo la pubblicazione del nuovo Dpcm per il contenimento del Coronavirus che interessa in particolar modo il settore dei locali pubblici. “Come rappresentante degli imprenditori mi sento offeso e umiliato. Con il nuovo Dpcm partorito questa notte dal governo – spiega Indino - si puniscono ancora una volta gli i pubblici esercizi, praticamente unici capri espiatori sacrificabili sull’altare della pandemia. Nonostante i protocolli, le sanificazioni, l’uso dei dispositivi di protezione personale e i distanziamenti dei tavoli a cui si sono adeguati in questi mesi, il nuovo Dpcm tratta i pubblici esercizi ancora una volta come untori. L’obbligo di chiusura alle 24 per ristoranti, bar e pub non è comprensibile ed è totalmente ingiusto. Per i locali serali sarà un vero colpo di grazia. Vorrei inoltre ricordare al governo che queste sono imprese, piccole o grandi che siano, e come tutte le imprese hanno bisogno di tempo per riorganizzare l’attività e il personale, mentre le si obbliga ad adeguarsi nel giro di qualche ora. I ristoranti non potranno più nemmeno sfruttare il secondo turno che in parte mitigava i minori posti a sedere, pena dover cacciare i clienti dal proprio locale allo scoccare della mezzanotte".

"Se la motivazione che ha spinto il governo ad inasprire le regole per i pubblici esercizi è quella di evitare assembramenti - prosegue il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini - mi si spieghi perché dopo le ore 24 una tavolata al ristorante non può sorseggiare l’ultimo bicchiere e chiacchierare comodamente seduta, distanziata e in regola. E vorrei sapere qual è il motivo per il quale dopo mezzanotte in un bar o in un pub non si può ascoltare musica, bere una birra o un cocktail seduti e distanziati, conversando con i propri amici dopo una giornata o una settimana di lavoro. E poi, alle 24 saremo obbligati a fare uscire tutti dal locale, faremo suonare la campanella? Ci sarà un po’ di tolleranza dando il tempo di finire il pasto all’ultimo tavolo? Contiamo nel buonsenso di chi farà i controlli. Ma poi fuori le persone non possono sostare: saremo sempre noi a dover liberare velocemente il marciapiede davanti al locale? E se non riusciamo a farlo, di chi sarà la responsabilità? Siamo così sicuri che gli assembramenti siano davvero colpa dei nostri locali e che i ragazzi fatti uscire dal pub o dal ristorante fileranno sotto le coperte? Ai locali senza posti a sedere viene ordinato di chiudere alle ore 21. Le centinaia di negozietti che vendono alcol in tutto il territorio provinciale chiuderanno anche loro alle 21 o continueranno come hanno sempre fatto a vendere alcol da asporto rifornendo chi riempie piazze, vie e parchi in barba a regole e protocolli? Domande che al momento non trovano risposta e non la troveranno mai, perché questo provvedimento sembra scritto da gente che non vive la realtà e non conosce le imprese del settore. Un provvedimento scritto male, che impone ai pubblici esercizi la chiusura a mezzanotte, ma non impedisce loro di riaprire a mezzanotte e un minuto: una provocazione, certo, che non escludiamo di mettere in atto".

"Non si è intervenuto - conclude Indino - ad esempio sulle capienze del trasporto pubblico, settore da dove arrivano foto e video di assembramenti fuori da ogni logica e soprattutto da ogni regola. Fanno più paura due birre al pub tra amici dopo mezzanotte di pensiline stracolme di gente. Ancora una volta dunque si è preferito puntare l’indice sul settore dei pubblici esercizi. Evidentemente chi ha lo stipendio assicurato a fine mese è più interessato a spostare i problemi piuttosto che affrontarli. Ma se ne assumano le responsabilità: ne dovranno rispondere quando una fetta del comparto morirà e si accorgeranno di quanto beneficio portava al nostro Paese. A questo punto la situazione non è più tollerabile. Gli imprenditori che per legge si trovano penalizzati nella propria attività e che rischiano di dover lasciare a casa anche il personale, devono poter avere un ristoro economico congruo. Eppure da questo lato il governo continua a fare orecchie da mercante e alle imprese non arriva nulla. Una situazione incomprensibile e vergognosa che ci costringe a continuare a batterci sempre con maggior forza a tutela delle imprese”.

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