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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Individuati gli autori della bomba carta al centro di accoglienza per migranti

Cinque ragazzini, di cui 4 minorenni, avevano fatto esplodere il grosso petardo nella notte di Halloween

E' stato più un gesto di stupidità che di razzismo l'esplosione che, nella notte di Halloween, ha visto buttare giù dal letto gli ospiti del centro di accoglienza per migranti gestito dalla cooperativa Centofiori a Spadarolo di Rimini. Ad essere identificati e accusati di danneggiamento, fabbricazione e detenzione di materiale esplodente sono cinque ragazzini dai 16 ai 18 anni e, quello che hanno combinato, ha più l'aspetto di una bravata che di un attentato razzista come era stato bollato nei giorni immediatamente successivi. Il gruppetto sarebbe lo stesso che, prima dell'esplosione, aveva già preso di mira il centro di accoglienza con il lancio di molotov che, però, non erano esplose. Ed è stato proprio dalle bottiglie incendiarie che gli inquirenti dell'Arma sono arrivati al gruppo. Grazie agli indizi raccolti, una particolare marca di acqua mineral e una tovaglietta usata per stoppino, si è arrivati a un ristorante della zona di Spadarolo.

Bomba carta nel centro di accoglienza migranti

Dal locale è stato poi facile giungere al figlio del titolare e al suo gruppo di amici che, tra l'altro, erano stati fermati per un controllo dai carabinieri proprio la sera di Halloween dopo l'esplosione del petardo. Interrogati dagli inquirenti dell'Arma, tutti e 5 hanno finito con l'ammettere gli addebiti specificando che, tra il 31 ottobre e il 1 novembre, quello alla Centofiori non era stato l'unico botto che avevano fatto esplodere. 

"Un misto tra soddisfazione e delusione mi ha accompagnata alla notizia dell'individuazione dei presunti responsabili del lancio della molotov contro la struttura di Spadarolo che ospita i profughi - ha commentato il vice sindaco di Rimini, Gloria Lisi. - Di positivo c'è il lavoro delle Forze dell'ordine che in poco tempo sono arrivati, tramite le loro indagini, all'individuazione dei presunti responsabili. Tutto il resto invece mi getta in uno stato di preoccupazione e inquietudine. Minori e non consapevoli della gravità del gesto, quasi a sottolineare un vuoto culturale drammatico, che rende a mio parere più grave la vicenda. Più che il clima di violenza generale che circonda oggi l'Italia, preoccupa l'emergenza educativa in cui sembrano vivere i nostri giovani. Un segnale preoccupante per il futuro nostro, e loro. Un segnale positivo viene però da quei messaggi di solidarietà portato alle vittime dai bambini della vicina scuola di Spadarolo e nell'impegno con cui le insegnati li hanno seguiti. Un punto importante da cui ripartire, per il futuro dei nostri bambini, dei giovani, della nostra comunità". 

Sulla questione è intervenuta anche la cooperativa Centofiori che gestisce la struttura: "Questi ragazzi - spiegano in una nota stampa - hanno compiuto dei gesti molto gravi. Hanno messo a grave rischio l’incolumità dei nostri ospiti e dei nostri colleghi e solo per fortuna nessuno si è fatto male. Maneggiando sostanze esplosive hanno messo a rischio anche la loro stessa incolumità, per non parlare del loro futuro, delle conseguenze che avranno questi gesti su di loro e il peso che getteranno sulle loro famiglie. I gesti appaiono come una "bravata", e già questo potrebbe in qualche modo sminuirne la portata, se non fosse per alcuni fatti che crediamo necessario rimarcare. Il contesto in cui nascono è comunque un contesto di pregiudizio, perché i due attentati – due bottiglie incendiarie non esplose e una bomba carta esplosa – non sono stati fatti presso una casa qualunque, ma sulla soglia di un edificio che ospita dei richiedenti asilo, dei migranti".

"Non sappiamo in che ambiente siano cresciuti questi ragazzi - conclude la cooperativa - ma di sicuro queste azioni sconsiderate sono comunque frutto del clima di violenza che è stato scatenato nel Paese per motivi esclusivamente di speculazione politica. Vediamo ogni giorno che danni può creare negli adulti questo clima nefasto, figuriamoci su menti giovani e non mature. Leggiamo sui giornali che i ragazzi sono pentiti e vogliamo crederli tali, ma vogliamo ugualmente invitarli, quando sarà loro possibile, ad incontrare dei ragazzi richiedenti asilo, magari loro coetanei, per conoscere dalla loro viva voce che drammi hanno passato e cosa possono avere evocato nel loro vissuto i gesti insensati effettuati nelle notti di fine ottobre scorso. Forse così potranno capire che conseguenze hanno, per gli altri, queste cosiddette “bravate”".

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