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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca

Nell'inferno di Suviana, i sommozzatori riminesi fino al piano -8 della centrale. "Mai visto nulla del genere"

I sommozzatori della Guardia di finanza di Rimini, guidati dal comandante Giovanni Cirmi, tra i primi a entrare nella centrale esplosa. I ricordi tornano all'operazione speciale sul relitto della Costa Concordia

Erano circa le 23, dello scorso 9 aprile, quando gli ingegneri hanno dato ordine di interrompere le ricerche per necessarie verifiche. Al piano -8, al buio, privi di visibilità, nella speranza di poter ritrovare qualche superstite, stavano operando in condizioni estreme i sommozzatori della Guardia di finanza di Rimini. Sono partiti in sei dalla caserma di via Lucio Lando, sede del reparto aeronavale, a due passi del Porto Canale, con un unico pensiero: poter dare una mano nell’emergenza. Sono addestrati per operare nelle situazioni più critiche, proprio come nel cuore della terribile esplosione che ha devastato la centrale idroelettrica Enel Green Power di Suviana, nell’Appennino bolognese. Si sono fermati due giorni e mezzo e quello a cui hanno assistito è difficile da raccontare, a una settimana di distanza dalla tragedia nella quale hanno perso la vita sette persone: “C’erano macerie ovunque, un muro di cemento armato di circa 1,80 metri era completamente sfondato”, spiega Giovanni Cirmi, comandante dei sommozzatori della Guardia di Finanza di Rimini. Immagini che hanno riportato indietro le lancette di dodici anni, quando lo stesso team dei finanzieri riminesi lavorò per un mese consecutivo all’interno del relitto della Costa Concordia, all’isola del Giglio.  

“Abbiamo fatto tutto il possibile”

Quando il team riminese, composto da quattro sommozzatori e due militari specializzati nel supporto tecnico, sono giunti alla centrale tre vittime erano appena state recuperate dai colleghi dei Vigili del fuoco. Si sono subito affiancati, nella complicata ricerca dei restanti quattro dispersi: “L’immagine di quelle grosse pareti abbattute dai pezzi di turbina schizzati via in ogni direzione con una violenza inaudita, non sarà facile da dimenticare”. Nei due giorni successivi i sommozzatori hanno poi operato all’esterno del “palazzo rovesciato” nel lago, portandosi appresso le telecamere, per consentire agli esperti di procedere con le verifiche strutturali. “E’ ancora presto per capire cosa possa essere accaduto – spiega il comandante Cirmi -, spetterà a una commissione tecnica valutare tutte le possibili cause. Non ho mai visto una cosa del genere, c’erano pezzi di metallo della turbina incastrati nelle mura. Non c’erano le condizioni di sicurezza per continuare a operare”. Una sensazione di angoscia, perché il primo pensiero va nella ricerca dei superstiti, con la speranza di poter ancora trovare qualcuno in vita. E’ in quel momento però che deve emergere la preparazione, la concentrazione, perché l’errore può essere dietro l’angolo. “Insieme alla Costa Concordia è stata l’emergenza più toccante, spesso veniamo chiamati per operazioni a livello nazionale e internazionale, ma parliamo di due situazioni estreme: i miei occhi non cancelleranno mai i volti dei parenti delle vittime al Giglio, che ci aspettavano alle banchine tutti i giorni nella speranza di una notizia, nell’attesa di avere quantomeno un corpo su cui piangere la terribile tragedia”, racconta Cirmi.

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Come operano i sommozzatori

I sei riminesi sono tra di loro molto uniti, a loro basta uno sguardo per capirsi. Ed è per questo motivo che operano sempre, ed esclusivamente, assieme: il loro intervento dura circa un’ora e al massimo un sommozzatore va in missione per due volte nell’arco di una giornata. Vige la “regola del terzo”, per 1/3 l’ossigeno deve servire per la fase di discesa e sopralluogo, per 1/3 utile per eventuali imprevisti e l’ultimo terzo per ritornare in superficie. “E’ un lavoro che richiede oltre alla preparazione fisica e mentale, anche molta passione – racconta il comandante Cirmi -, perché in qualsiasi momento dobbiamo essere pronti a partire in caso di emergenza”. Proprio come accaduto a Suviana. Pronti a tutto. Pur di aiutare il prossimo. Anche nelle situazioni più estreme.

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