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Il capitano dell'Inter Zanetti a S.Patignano: "Non mollate. c'è sempre un'alternativa"

Javier Zanetti è stato travolto dall'abbraccio dei ragazzi di San Patrignano. Arrivato nel primo pomeriggio di venerdì in comunità, ha partecipato alla prima delle due giornate dedicate alla prevenzione, i WeFree Days, in cui ha incontrato gli studenti presenti

Javier Zanetti è stato travolto dall’abbraccio dei ragazzi di San Patrignano. Arrivato nel primo pomeriggio di venerdì in comunità, ha partecipato alla prima delle due giornate dedicate alla prevenzione, i WeFree Days, in cui ha incontrato gli studenti presenti.

Accolto da Marcello Chianese, responsabile dello sport a San Patrignano, si è però prima fermato nella grande sala da pranzo della Comunità, atteso da oltre 1000 dei 1300 ragazzi in percorso. “Sono venuto qui anni fa – ha esordito il capitano dell’Inter – già all’epoca ho visto tanti ragazzi che volevano un futuro migliore. Se voi oggi siete qui sono sicuro che è per prendere la strada giusta”. Sull’onda dell’entusiasmo, prima di salutare i ragazzi di San Patrignano, Zanetti ha lanciato un ultimo messaggio. “Non mollate. Credete sempre che ci sia un’alternativa migliore per ognuno di noi”.

Poi è stato il momento dell’incontro con gli oltre 500 studenti. In questo caso sul palco con lui Andrea Iacomini portavoce Unicef. Qui il calciatore dell’Inter è tornato con la mente al 2001, anno di profonda crisi nel suo paese d’origine, l’Argentina. “Ho visto che i bambini stavano davvero soffrendo” ha racconta il capitano. Così è nata la Fondazione PUPI che si occupa di aiutare l’infanzia in difficoltà. “Se tutti uniamo le forze possiamo pensare che il mondo possa essere migliore in tutti i sensi”.

Il sogno è stato l’elemento conduttore dell’incontro tra gli studenti e gli sportivi venuti a San Patrignano in occasione del primo giorno dei Wefree Days. “Vorrei che tutti voi aveste un sogno da realizzare, così come io realizzo il mio attraverso i miei atleti” ha detto Gabriele Rosa, Marathon Center, rivolgendosi agli studenti che hanno gremito l’anfiteatro. Un sogno, come partecipare alle Olimpiadi o alla maratona di New York, a correre la quale Gabriele Rosa sta preparando 6 ragazzi di San Patrignano, nella convinzione che “lo sport è un’attività che facilita un percorso di recupero”.

E’ di sicuro impegnativo il percorso affrontato da ogni atleta, come Fabio Scozzoli, vice campione mondiale di nuoto, “col sogno del nuoto fin da piccolo. Sei ore di allenamento al giorno per una gara che dura poco meno di un minuto”. Se i successi hanno permesso a tutti gli olimpionici sul palco di realizzare al massimo livello i propri obiettivi, Andrea Cassarà, campione della scherma, ricorda “le difficoltà, i tantissimi problemi, le rinunce fatte alla vostra età che mi hanno ripagato nello sport”.

“Nulla è impossibile”, è stato, infatti, l’invito che ha rivolto ai giovani Fiona May, campionessa olimpica nel salto in lungo. “Fate crescere la passione nei vostri cuori, fondamentale specie in un mondo dispersivo e veloce come questo, assecondatela e provate a realizzarla”. Anche cercandola, come ha fatto Rosalba Forciniti, Campionessa olimpica di judo Londra 2012, approdata al judo dopo una breve esperienza nella ginnastica artistica. “Lo sport mi ha dato una marcia in più, mi ha forgiato”.

“Se mi dovessi fermare ad ogni sconfitta sarei fermo tutto l’anno”, scherza Cassarà per sottolineare l’importanza di confrontarsi con gli insuccessi. D’altronde, “i miei allenatori mi hanno sempre detto che non esiste nessuno che ha vinto tutte le gare”. Nemmeno Fiona May, che ricorda quanto sia stato determinante per il suo successo misurarsi con le piccole difficoltà, come la bocciatura a scuola a 16 anni, e superare la cocente sconfitta ai mondiali spagnoli del ’99. “Una corda che mi ha dato forza per tornare, dopo tre mesi di inattività, e vincere due anni più tardi, la vittoria più bella”

Atleti che, come qualsiasi persona, hanno “paura di fallire, di non riuscire a fare quello che si vuole”, risponde Rosalba Forciniti alla domanda di una ragazza, pensando all’ansia che precede le gare. La stessa ansia, scherza Fabio Scozzoli, che precedeva le interrogazioni.

E se questi campioni non avessero seguito la strada che hanno percorso, cosa avrebbero fatto? Se la judaista e il nuotatore avrebbero voluto guidare un’auto della Formula 1, Fiona May avrebbe voluto fare l’attrice, racconta con un pizzico di vergogna. Nessun altro sogno, invece, per Cassarà, innamorato della scherma dal tempo in cui possono giungere i suoi ricordi. E il preparatore? “Il cantante. Peccato che alle elementari una maestra, durante una prova di canto della classe, si avvicinò, invitandolo, con dolcezza, a fare silenzio…” Anche lui ha trovato la sua strada.

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