L'attacco dei sindacati: "Il turismo a Rimini fatto di lavoratori in nero ed evasori"

Il segretario generale FILCAMS CGIL Rimini, Mirco Botteghi, analizza i dati sul Pil turistico pubblicati da Il Sole24Ore

Il segretario generale FILCAMS CGIL Rimini, Mirco Botteghi, analizza i dati sul Pil turistico pubblicati da Il Sole24Ore nella giornata di mercoledì che vedono il capoluogo romagnolo come seconda provincia in Italia per valore aggiunto prodotto dal turismo per ogni residente. "In questi giorni - attacca il sindacalista - stanno circolando battute e facile, amara, ironia su quanto il turismo fa ricchi i riminesi. Non la collettività, proprio i singoli, che avrebbero, in più, una ricchezza media garantita di quasi 14.000 euro. Sarebbe interessante sapere dove possano essere ritirati! Siamo seri. Sono dati statistici relativi allo studio di Unionacamere, chiuso lo scorso agosto, che a parer nostro vanno letti con le lenti del lavoro oltre che del reddito d'impresa. Va infatti evidenziato come i 13.714 euro di cui si arricchirebbe ogni riminese grazie all'industria turistica, non sono che una media del valore aggiunto prodotto in provincia di Rimini per abitante. Per quanto riguarda i lavoratori del turismo, che nella stagione estiva hanno avuto, negli anni di crisi, un'occupazione media di 75 giorni, la condizione non è certo rosea. Se consideriamo, per esempio, un barista stagionale occupato 86 giorni nella stagione 2017, a 6 ore e 40 al giorno (full time), questi ha percepito un reddito lordo totale pari ad € 5.990. Inoltre, se consideriamo che lo stesso potrebbe contare su una NASPI della durata di poco più di 40 giorni al 75% del percepito, è facile dedurre a quanto poco possa ammontare un reddito da lavoro stagionale. Da aggiungere che se il rapporto di lavoro fosse stato part time, come spesso accade, il reddito lordo percepito durante la stagione sarebbe stato di € 3.594. Negli esempi proposti il lavoratore viene retribuito con le tariffe del 2013 (a causa del mancato rinnovo del contratto collettivo) e prendendo a riferimento rapporti di lavoro completamente in regola, con lavoro subordinato, godimento di riposi e rispetto delle tariffe contrattuali. Non sempre è così nel lavoro turistico riminese, perciò possiamo affermare che la nostra stima è stata fatta per eccesso. Dal momento che anche i dati sui redditi delle imprese turistiche della nostra provincia consegnano luci ed ombre (spesso i redditi d'impresa risultano essere inferiori ai redditi da lavoro dipendente), c'è da chiedersi: in quale buco "nero" finiscono tutte queste risorse?"

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