Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca

L'ira della Lega Nord: "i soldi pubblici per il campo nomadi e non per la Questura"

Continua a divampare la polemica sulla scelta del Comune di Rimini di anticipare il denaro per la messa in sicurezza del campo di via Islanda

"Fondi pubblici? Per i rom sì, per la questura no. Campo inagibile e pericoloso che deve essere adeguato con urgenza e i soldi ce li mettono i riminesi". Ad alzare le barricate contro i 33mila euro “riservati” al campo nomade di via Islanda è il Carroccio riminese che contesta modalità, cifre e destinatari. "Fa rabbia, per usare un eufemismo, la notizia secondo cui il Comuni di Rimini si è impegnato ad erogare più di 33mila euro per la messa in sicurezza del campo rom di via Islanda - attacca il consigliere leghista Matteo Zoccarato. -  Quello stesso campo che Palazzo Garampi ha intenzione di spacchettare in tre microaree creando zone ah hoc per le popolazioni sinti. Fa ancora più rabbia il fatto che, per la messa in sicurezza, avrebbero dovuto pensarci per tempo le 11 famiglie rom che occupano da anni quest’area e che invece hanno preferito fare orecchie da mercante e ignorare le disposizioni dell’Ausl riminese facendo fare ad altri ciò che invece spetterebbe a loro. Non si tratta di razzismo, ma di responsabilità, rispetto delle regole e civile convivenza che purtroppo con questa gente non è possibile".

"Oltretutto - aggiunge Zoccarato - parliamo di un campo che, secondo quanto già dichiarato dal Comune di Rimini, verrà 'spacchettato' in tre microaree per la cui realizzazione verranno stanziati complessivamente altri 200mila euro. Facendo quindi una serie di conti, ai 33mila euro impegnati per l’adeguamento urgente del
campo di via Islanda se ne aggiungono altri 200mila per distribuire questa gente in tre microaree appositamente riservate alle loro esigenze. Gnassi e la sua Giunta non hanno avuto dubbi l’urgenza sono i campi rom, poi c’è tutto il resto, riminesi inclusi". 

A stretto giro di posta è arrivata la risposta del vice sindaco di Rimini, Gloria Lisi, che in un comunicato ha di chiarato di prendere "naturalmente per buona l’autocertificazione del consigliere leghista Matteo Zoccarato che si definisce ‘non razzista’, commentando l’intervento coattivo del Comune di Rimini in via Islanda. Probabilmente non è indizio di razzismo l’espressione ‘con questa gente’, riferita alle famiglie sinti che sostano in un’area la cui assenza di ogni misura igienica e di sicurezza deve essere obbligatoriamente sanata dalla pubblica amministrazione che poi si rivarrà economicamente sulle stesse famiglie per lo stesso importo dell’intervento urgente, circa 33 mila euro".

"Quello peraltro che l’amministrazione comunale - prosegue la Lisi - ha fatto e continua a fare in innumerevoli altre situazioni, così come prevedono leggi, regolamenti e ordinanze comunali. Ultimi buoni esempi la nuova Questura di Rimini e l’ex stabilimento Ghigi, casi eclatanti di pericolo e degrado in cui il Comune è stato costretto a intervenire coattivamente, spendendo diverse centinaia di migliaia di euro che sono state poi richiesti alle rispettive proprietà private che hanno cagionato il danno".

"Sono certa - conclude il vice sindaco - che anche per questi casi, pur non trattandosi di nomadi ma di quelli che la Lega Nord considera ‘italiani puri’, il consigliere Zoccarato, proprio perché non è razzista, non mancherà di dichiarare il suo sdegno pubblico, perché non si può tollerare che ‘tutta questa gente’ costringa l’ente pubblico a intervenire in sua vece. Infine sono altresì a ricordare che ogni anno il Comune di Rimini investe (non spende, consigliere, ma investe) oltre 30 milioni di euro in quello che si chiama welfare o misure di protezione sociale. Per tutti i riminesi, secondo bisogno e equità. Senza etichettare questa o quella gente tra le virgolette di un discorso”.

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